Il Tirreno

Pontedera

Nasce un nuovo comitato contro il cogeneratore

Nilo Di Modica
Nasce un nuovo comitato contro il cogeneratore

In 120 all’assemblea pubblica a San Donato. I dubbi e i timori sull’impianto Il progetto, presentato da un’azienda agricola, è all’esame della Provincia

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SANTA MARIA A MONTE. Nuovo comitato in arrivo nella valle di Santa Maria a Monte contro il progetto di cogeneratore, in fase di iter autorizzativo, previsto nei pressi del lago di San Donato.

Il primo atto è stata l’assemblea con oltre 120 persone che si è tenuta martedì sera al circolo Arci della frazione. Una riunione movimentata, indetta dal consigliere provinciale Pdl Silvano Melani e da alcuni cittadini. Due tecnici sono stati chiamati a dirimere i dubbi dei sandonatesi sulla tecnologia impiegata dall'impianto e le criticità.

«Devo registrare l'assenza del sindaco e di tutti gli esponenti di maggioranza, compresi i sandonatesi – ha sottolineato Melani –. Una mancanza molto grave, perché anche questa volta, in assenza di qualsiasi pianificazione, si decide di dare adito alle richieste di un privato per costruire un impianto di cui i cittadini non sanno nulla, senza il minimo coinvolgimento o approfondimento».

A spiegare la natura del cogeneratore, alimentato attraverso la fermentazione in assenza di ossigeno con micro-organismi “digestivi” che generano il metano per produrre energia elettrica e calore, sono stati due ingegneri: Leonardo Mattolini e Giacomo Salvadori. Molti i punti da chiarire, a cominciare dalle dimensioni: una superficie complessiva di 28mila metri quadrati in cui verranno costruite 4 trincee in cemento lunghe 77 metri, due vasche di 6 e 8 metri di larghezza e due grandi silos rispettivamente di 8 e 16 metri.

Oltre all'impatto “visivo”, sono stati molti gli interventi circa gli effetti che l'impianto potrebbe avere sulla viabilità e per la natura del materiale trattato. Per il regime di attività stimato nel progetto, infatti, il numero dei camion che dovrà passare attraverso la località sarà di circa 1.200 mezzi all'anno, con una produzione di insilato necessaria all'attività del cogeneratore che dovrebbe interessare circa 300 ettari di coltivazioni.

Ed è su quest’ultimo numero che in molti degli interventi si è insinuato il dubbio circa l'effettiva provenienza del materiale vegetale, impossibile da coltivare tutto in zona. Infine, la natura dei materiali trattati e, ovviamente, le emissioni. «Ritengo quasi impossibile che un impianto del genere possa essere strutturato in modo da funzionare con materiali diversi dall'insilato di mais – ha spiegato Mattolini -. In ogni caso, per impianti di piccola entità, sotto i 1000 kw, non sono previsti monitoraggi delle emissioni». Il comitato, intanto, si organizza e annuncia: «serve un confronto con i cittadini, l'amministrazione rifletta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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