Sicurezza
La Natività può diventare opera d’arte
L’esperimento fatto a Lajatico con i presepi ha avuto l’imprimatur di Bocelli: gli allestimenti si possono ancora visitare
LAJATICO
Quattro installazioni per un mare di emozioni nel segno del particolare rapporto che Lajatico coltiva da anni ormai con il mondo dell'arte. Il Natale e, in particolar modo, il presepe del paese dell'Alta Valdera è stato contrassegnato da una serie di situazioni all'insegna del binomio tra il Maestro Andrea Bocelli e la Banca popolare di Lajatico, sulla scia di un percorso nato con il teatro del Silenzio elevando il territorio a luogo internazionale e cosmopolita. Ancora eccellenze nascoste la cui capacità di lanciare messaggi e segnali di un elevato concetto d'interazione tra persone e arte sembra ormai irrinunciabile per Lajatico e la sua gente. Come disse il grande critico d'arte Gillo Dorfles, questo territorio ha un fuoco che cova sotto la terra e che sta venendo fuori, grazie a iniziative come il Teatro del Silenzio e a tutto quel che di artistico ha caratterizzato gli ultimi sei anni. E che anche nella visione dei presepi è andato oltre il normale modo di rappresentare la Natività. Lo stesso Andrea Bocelli, l'altro giorno, ha voluto suggellare l'operazione di questo Natale posando davanti all'obiettivo dei fotografi Mario ed Eva Mulas e testimoniare il suo apprezzamento per questo genere d'iniziative che s'inseriscono in un contesto diverso dal resto della Valdera.
Piazza Vittorio Veneto, l'ex chiesa di San Carlo e l'atrio della sede della Banca popolare di Lajatico sono le location scelte per ospitare le quattro installazioni che rimarranno ancora per alcuni giorni a disposizione dei visitatori che vorranno assaporare questo modo tutto speciale di dialogare con l'arte. Viste nel loro complesso, le installazioni sono un mix di riminescenze del passato, tipiche della tradizione toscana con elementi di modernità surreale e anche onirica che tende ad augurare buona fortuna all'intera collettività. Piazza Vittorio Veneto ospita due delle quattro installazioni. Una di queste è “Nascetur nobis parvulus” in cui sono esposti alcuni giocattoli della prima infanzia di Andrea Bocelli, quelli che il babbo gli costruiva e quelli che la mamma Edy gli collezionava per fargli conoscere le geometrie della vita. Un'opportunità eccezionale per assistere a una sorta di momento intimo del grande cantante di Lajatico e che descrive esattamente il suo rapporto con l'arte che fin da piccolo aveva cominciato a coltivare. Ovviamente sulla spinta di genitori sensibili e attenti alle attitudini di loro figlio. L'altra installazione situata nella piazza principale del paese è “In Regem venturum dominum” realizzata da Venio Santoni, lo stesso che aveva ideato e concretizzato le scenografie dell'ultima edizione del Teatro del Silenzio, nella speciale veste di Bravo Italy & China.
L'artista, in questa sua opera, ricrea in un improbabile concistoro l’attesa sospesa nel vuoto del nuovo Re, dove su un trono poverissimo campeggia il tempo dell’attesa e dove in una moderna catacomba laterale la carne aspetta la resurrezione.
Una carne non peccatrice, si potrebbe definire, ma anche una carne macellata e sofferente, degna di compassione, in attesa della liberazione dal dolore per l’atroce violenza subita. Una visione spettacolare di quel che rappresenta il Natale per Venio Santoni, ancora una volta protagonista di idee originali e suggestive. Nell'ex chiesa di San Carlo, invece, è stato inserito un albero di Natale e un presepe realizzati dai giovani studenti delle scuole elementari e medie di Lajatico, sotto la direzione di Cinzia Chiarini. Un'opera, anche questa particolare che utilizza materiale di riciclo per lanciare un messaggio di tutela dell'ambiente, specie in luoghi come Lajatico, la Valdera e la Valdicecina, dove l'aspetto paesaggistico e la difesa del territorio sono valori da affermare e coltivare, soprattutto nelle giovani generazioni. E poi c'è la “Mater senza volto” di Galardini, posizionata nell'atrio della sede centrale della Banca popolare di Lajatico.
Una figura quasi disorientata e brancolante, che guarda senza occhi davanti a sé e porta avvinghiata al grembo la speranza della sua sopravvivenza.
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