La manifestazione
Il picco dell'influenza arriverà a fine mese
Il medico: «Le categorie più a rischio sono i bambini e i giovani, ancora non abbiamo raggiunto il vero picco dell'epidemia
Il peggio deve ancora arrivare. Il picco dell'influenza è atteso per la fine di gennaio quando le temperature scenderanno ancora e il rientro a scuola e a lavoro, dopo le vacanze natalizie, avrà favorito il contagio. Ma sono già molti i pontederesi a letto con i classici sintomi del "male di stagione" e i medici, proprio in questi giorni, registrano un boom di richieste di visite a domicilio. «Ancora non abbiamo raggiunto l'apice della diffusione - spiega il dottor Giuseppe Figlini, presidente dell'ordine dei medici di medicina generale della provincia di Pisa - che invece si prevede fra un paio di settimane. È bene comunque sottolineare che quella di quest'anno si può rivelare con sintomi diversi». O febbre e disturbi gastro-intestinali, o forte tosse e raffreddore. In ogni caso, uno stato di malessere generale, stanchezza diffusa e dolori osteoarticolari. «Sono i bambini e i giovani tra i 25 e i 40 anni - entra nel merito Figlini - le categoria che più si ammalano, mentre gli anziani e i soggetti con patologie croniche sono coloro che hanno maggiori rischi di andare incontro alle complicanze dell'influenza, che possono portare anche a gravi quadri di insufficienza respiratoria. Ma per ora non c'è niente di cui preoccuparsi. Il numero dei malati è nella media. La grande ondata si toccherà verso il 20 di gennaio, ma la sensazione è che i pazienti abbiano fatto maggior ricorso ai vaccini». L'Asl non ha ancora reso ufficiali i dati, ma i medici di famiglia ipotizzano un range di vaccinati, fra coloro che ne avevano diritto, che sfiora e forse supera il 75%. Dati nella norma anche al pronto soccorso, dove, tranne qualche caso, «ma davvero sporadico», fanno sapere dall'azienda sanitaria, non si sono registrati ricoveri superiori alla norma della stagione invernale. I consigli? Di due tipi. Per non contrarre il virus oppure una volta alle prese con i sintomi influenzali. Nel primo caso i comportamenti da tenere più o meno sono sempre gli stessi. Non sostare a lungo in luoghi affollati, tenere sempre libere le vie nasali, lavarsi frequentemente le mani, coprire molto bene la testa, la gola e i piedi. E ancora: mantenere sempre i termosifoni a non più di 22 gradi e il gradiente di umidità intorno al 50%. Nel secondo, invece, quando ormai il danno è fatto, ed occorre rassegnarsi a stare a casa per un periodo che oscilla tra i cinque e i sette giorni, i suggerimenti sono di bere molta acqua per evitare la disidratazione e disintossicare l'organismo, privilegiare frutta e verdura e fare pasti leggeri per non appesantire la digestione. È necessario poi stare al caldo mentre è inutile imbottirsi di antibiotici che possono risultare dannosi specialmente quando non sono stati specificatamente prescritti da un medico. Direttamente dal dottore le indicazioni da seguire per i forzati al letto dall'influenza. «Non va curata con gli antibiotici, il cui uso deve essere in ogni caso valutato dal medico e consigliato per evitare complicazioni in soggetti a rischio. Nessuna controindicazione, invece, per gli antipiretici che mantengono bassa la temperatura», aggiunge Figlini. Entro metà febbraio il virus influenzale dovrebbe essere debellato. «Ma dipenderà dalla stagione. Un clima umido e piovoso, con sbalzi termici - conclude - favorisce la diffusione e il prolungamento del ceppo virale».
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