La manifestazione
Macché domeniche l'ossigeno del commercio è stare aperti a pranzo
Francesca Suggi
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Alcuni negozi di Corso Matteotti3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Macché domeniche, l'ossigeno del commercio si chiama apertura nella pausa pranzo. Parola di quei pochi, sparuti ma combattivi negozi del centro che non tirano giù, quotidianamente, le saracinesche per andare a mangiare. «Tanti sono i pendolari che girano in centro all'ora di pranzo che entrano e fanno acquisti. Basterebbe provare per capire che ne vale la pena». Potrebbe essere una sorta di invito-anti crisi quello che arriva da Angela Di Lorenzo, titolare dell'erboristeria Isola Verde. Da dieci anni lei lavora, insieme a una socia, al timone dell'attività su corso Matteotti. Una delle poche che guarda con ottimismo al decreto Monti che liberalizza il settore commercio e le aperture no-stop stile paesi anglosassoni. Ma che, pure, pensa che si dovrebbe partire intanto da quel che già c'è, ovvero la possibilità di stare aperti all'ora di pranzo. «Da qualche anno abbiamo deciso di fare orario continuato e, incassi alla mano, posso dire con cognizione che si vende di più rispetto alle fantomatiche domeniche su cui la grande maggioranza dei colleghi sembra riporre tutta la fiducia», continua. E descrive le differenze che lei vede: «La domenica ci sono famiglie a passeggio, con persone distratte che entrano solo per curiosare - e buttà lì qualche aneddoto - Spesso arrivano donne che vorrebbero comperare qualcosa, ma i mariti sollecitano per uscire. I clienti che entrano nella pausa pranzo sono più disponibili e concentrati all'acquisto». E non sono poche le persone che girano nel centro di Pontedera, tra le 14 e le 15, che guardano alle vetrine chiuse e sospirano «Peccato». I commercianti no-stop, per primi, sanno che fare orario continuato è sacrificio. «Ma oggi non possiamo fare diversamente e con la crisi che c'è in giro bisogna sperimentare e provare a seguire le abitudini dei possibili clienti, prima di lamentarsi», fa presente Simona, responsabile del negozio di abbigliamento Charget. Anche lei è una veterana dell'apertura all'ora di pranzo: «Noi come attività abbiamo fatto questa scelta da qualche anno, proprio su richiesta delle persone e dobbiamo dire che siamo soddisfatti», continua. Il locale si è dotato di un addetta in più, ad hoc. Ma è evidente che gli incassi ripagano l'investimento. Questione di mentalità più o meno commercial-imprenditoriale? Risponde sì Luca Lischi, da dietro al bancone della vetrina design Lt di via Palestro. «Sono tanti i pendolari che entrano nella pausa pranzo - dice - Ovviamente se fossimo in di più a stare aperti, ne gioverebbe l'intero settore. Mai come in questo periodo, nella nostra categoria, l'unione farebbe la forza». Lischi parla al condizionale. Basta fare un giro, infatti, per accorgersi che fare le aperture no-stop non va a genio a tanti. Spalle al Duomo: soprattutto nella parte destra del corso l'allergia si avverte più forte. «Dico anche - aggiunge Lischi - che proprio io, tempo fa, avevo proposto ai miei colleghi vicini di negozio di fare un'apertura serale al mese, d'inverno, per ravvivare sia il settore che l'atmosfera. Mi è stato risposto di no». Non va meglio la situazione sempre nella centrale piazza Martiri della Libertà. Là a invogliare gli acquisti post pranzo ci sono le vetrine rosa shocking di Follie bijoux. Anche i due titolari dell'attività di abbigliamento e dintorni sono, da quando anno aperto, paladini della saracinesca no-stop. E a vedere dalla gente che entra e che esce, la scelta è ben fatta.
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