Il Tirreno

Pontedera

La Lettera. Tradizione di famiglia che si rinnova ogni anno

Maria Trunfio

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Mi chiamo Maria, vengo da un piccolo paesino del sud, la mia è una famiglia umile e numerosa. Vivevamo in una casa molto piccola e il presepe veniva fatto sul davanzale della finestra. Premetto che siamo 11 fratelli e ognuno di noi partecipava alla costruzione del presepe. Mio fratello più grande costruiva la capannuccia con la legna, mia sorella andava in cerca del muschio e delle piccole pietre bianche per fare il viottolino, le case venivano fatte con le scatole di cartone, con delle piccole finestrelle e poi colorate con tanta dedizione. Io andavo da mia zia che aveva gli animali e prendevo la paglia, per adagiarci Gesù Bambino e dicevo sempre «dammene tanta, altrimenti Gesù ha freddo».  Un'altra sorella metteva i pandori, le pecore, i Re Magi e tutto ciò che avevamo per completare il presepe. Quando tutto era pronto la mamma versava a pioggia la farina sulle case e tutto era magico perchè sembrava neve. Era bello e perfetto, perchè fatto da noi bambini e ogni personaggio aveva il suo significato. Con il passare degli anni il significato del presepe non è mai svanito, ne abbiamo trasmesso ai figli l'importanza, perché dove non c'è presepe non c'è Natale.

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di Redazione web