Il Tirreno

Pontedera

Le statuine realizzate con la stoffa e i bottoni trovati nella soffitta

Scuola media   "Anna Pardini" di Lajatico
Sotto il presepe di Nicola D’Ambrosio
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Sotto il presepe di Nicola D’Ambrosio

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 LAJATICO. Sentiva soltanto il rumore dei suoi passi sulla neve ghiacciata. Come sempre aveva preceduto i suoi genitori lungo il sentiero che conduceva alla loro casa delle vacanze, ai margini del bosco. Lì aveva trascorso ogni Natale della sua vita, ben dodici ormai. Quest'anno il Natale sarebbe stato molto diverso; una telefonata di zia Rebecca li aveva avvisati che nonna Carla, la madre di sua madre, era stata ricoverata d'urgenza. Non potevano tornare indietro, avrebbero scaricato cibo, regali, e poi mamma e babbo sarebbero andati a trovare la nonna. Arrivato al portone d'ingresso si fermò ad aspettare il resto della famiglia.  Fra poco più di tre ore sarebbero arrivati i nonni, stessero tranquilli, facessero le cose da bravi e non si preoccupassero. Paolo chiese il permesso di accendere il fuoco nel focolare e la madre dopo altre promesse di stare attento e simili, finalmente gli permise di poterlo fare, ormai era grande. Il fratello era entusiasta della situazione, rimanere solo con Paolo per lui era il massimo: nessun amico che gli contendeva la sua attenzione. Paolo spiegava al fratello tutti i passaggi per accendere il fuoco e Marco incantato registrava nella mente le sue parole.  Ogni notte di Natale dopo cena, in quella casa veniva fatto il Presepe e anche ora, nonostante la malattia della nonna, la tradizione doveva essere rispettata.  Zia Rebecca, probabilmente aveva lasciato la "borsa del Presepe" in macchina. Dopo la vana ricerca, Marco si rivolse con aria interrogativa al fratello maggiore; e ora che cosa avrebbero fatto? Avrebbero passato il Natale senza Presepe? Paolo non rispondeva e pensava; era inutile cercare ancora, ma forse qualche soluzione si poteva trovare.  -Vieni con me! - gli disse. Marco senza dire una parola lo seguì fiducioso. Paolo seguito dal fratello salì al piano superiore, e si fermò davanti ad una botola dietro la quale era nascosta una scala retrattile; armeggiando con un apposito bastone riuscì a tirarla giù, raccomandò a Marco di non salire e dopo poco comparve in cima alla scala da dove cominciò a gettare tanti pezzi di stoffa, presi nel baule dove sua madre e nonna Carla rifugiavano abiti smessi, vecchie tovaglie e lenzuoli logori. Paolo scese, rimise la scala a posto e aiutato dal fratello, che non stava più nella pelle dall'eccitazione, tornò giù nella stanza del focolare. I due ragazzi deposero tutto sul tavolo. Paolo spiegò il suo progetto; ne aveva sentito parlare alla televisione, utilizzando quel materiale, potevano "creare" i personaggi del Presepe.  In pratica, spiegava il fratello maggiore, la bottiglia darebbe stata il corpo dei personaggi, le stoffe servivano per ricoprirli con un abbigliamento adeguato al ruolo: pastori, Re Magi, artigiani, ecc... i sacchetti di plastica rosa e il cotone idrofilo dovevano essere utilizzati per realizzare la "faccia": una pallina di cotone dentro un "quadratino" di sacchetto legato con un po' di spago sarebbe diventata infatti la testa dei vari personaggi.  Impiegarono un po' di tempo a inventare e a costruire il primo personaggio, poi fu tutto più facile; per Gesù utilizzarono dei pezzetti di bottiglia e per le pecore i fazzoletti di carta ai quali incollarono degli stecchini da denti (per le zampe). La capanna venne costruita con dei ciocchi di legno e con alcuni cocci di terracotta che la mamma aveva messo da parte per portarli ai cassonetti. Scelsero il luogo dove collocare il Presepe e decisero subito per l'angolo a destra del focolare dove era collocata la panca sulla quale disposero, drappeggiandole, alcune stoffe; scelsero accuratamente la posizione dei personaggi e poi, soddisfatti del lavoro, si distesero sui divani che avvicinarono al focolare per sentire più caldo e per ammirare l'opera compiuta.

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