Il Tirreno

Pontedera

I giudici aprono una nuova cava

Manolo Morandini

Chianni: Comune e cittadini sono contrari ma il Tar dà il via libera

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 CHIANNI. Carta e compasso alla mano i giudici amministrativi ridisegnano il piano regolatore. Il Comune di Chianni tentenna, volutamente. Ma adesso c'è un termine: un mese per prevedere una nuova area di cava. E a poco valgono le motivazioni con cui si vorrebbe fermare lo spettro di un'altra ferita al territorio. Il disegno va adeguato al Piano regionale delle attività estrattive (Prae), che fa stato in attesa che la Provincia completi l'iter del Paerp, ovvero il piano provinciale che andrà a rimpiazzare quello regionale.  La sindaco di Chianni Francesca Mancini tiene duro. «Nel piano delle cave redatto dalla Provincia non c'è quel sito - sostiene -. Non ci sono le condizioni per aprire questo tipo di cava e faremo di tutto per bloccarla». L'ostilità dell'amministrazione comunale verso questa nuova cava, in località Diaccio al Domo, è totale. «Ne abbiamo già tre il territorio non ha bisogno di altre ferite aperte».  La strada è tracciata. Quella cava s'ha da fare. Lo stabilisce il Piano regionale. E a poco vale che nel frattempo la competenza all'individuazione dei siti coltivabili sia stata trasferita dalla Regione alle Province.  I proprietari del terreno, Salvatore Dui ed Ernestina Vannucci, e la società che da quelle terre vorrebbe estrarre materiali di cava, la P&P Srl di cui è amministratore unico Patrizia Borgoni, si sono costituiti in giudizio supportati dell'avvocato Duccio Maria Traina. Due i ricorsi presentati al Tar e in entrambi i casi c'è la pronuncia favorevole dei giudi ci amministrativi.  Nel primo ricorso avevano ottenuto dal Tar, nella sentenza notificata a novembre 2010, che il Comune di Chianni adeguasse il piano regolatore alle previsioni della variante del Prae datata 2008 e che ha inserito quell'area "contesa" tra quelle coltivabili. L'amministrazione chinnerina, che nell'occasione è stata gravata anche del carico delle spese legali, liquidate in 2mila euro, ha avviato il procedimento ma senza portarlo a conclusione. E così proprietà e impresa, che per lo sfruttamento di quel giacimento hanno stipulato un contratto, si sono visti costretti a bussare di nuovo al Tar.  La seconda sentenza è fresca e ancor più amara per i chiannerini. Il Tar ordina al Comune di adeguare il regolamento urbanistico in trenta giorni, portando quei terreni da agricoli a zona di cava. E non ammette tentennamenti. Questa volta in caso di ritardo sarà un commissario ad acta a compiere tutti gli adempimenti, nei successivi trenta giorni. A carico dell'amministrazione chiannerina altri 2mila euro di spese legali e lo spettro di una richiesta danni su cui i giudici si pronunceranno ad aprile.  Ferite al paesaggio, traffico di mezzi pesanti e strade che si dissestano. A Chianni tutti i colori della politica sono contrari a nuove ferite. E si dicono pronti a resistere anche di fronte all'evidenza delle carte e delle sentenze del Tar.

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