Sicurezza
Scandalo rifiuti, chiusa l'inchiesta
Claudio Figaia
Cermec: le accuse contestate ai 19 indagati, si va dalla truffa alla corruzione
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MASSA. C'era chi, in cambio di favori, si faceva ristrutturare la casa a spese di Delca, chi si faceva assumere il figlio o il "protetto". Chi con i soldi dell'azienda pagava pranzi all'onorevole di turno, chi si prestava a "ungere" le procedure amministrative in cambio di sponsorizzazioni a Carrarese e Massese. È sconcertante il quadro dipinto dalla procura di Massa nell'inchiesta su Cermec-ErreErre. I sostituti procuratori Rossella Soffio e Federico Manotti ritengono di aver portato alla luce un quadro complesso di corruttela e attività truffaldine che coinvolge politici, tecnici, amministratori di società pubbliche, imprenditori. Diciannove gli indagati che hanno ricevuto in questi giorni gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. La storia è quela della nascita di ErreErre, impianto che doveva trasformare i rifiuti "secchi" del Cermec in combustibile (Cdr). La società mista, 51% del Cermec - e quindi dei Comuni di Massa e di Carrara e della Provincia che detengono le quote di quell'azienda - e 49% di Delca Srl (di Lugnano), di Domenico Del Carlo, già principale fornitore di Cermec, nasce - secondo gli inquirenti - in violazione delle norme in materia che impongono, in questi casi, una gara di evidenza pubblica. Il socio Delca viene, invece, scelto da Roberto Vaira, prima presidente (2001-2005), poi direttore generale di Cermec e da Luciano Bertoneri, presidente di Cermec dal 2005 al 2010, con una trattativa privata. Ebbene, su questa operazione si innestano, secondo la Procura, vari illeciti. Vaira, ad esempio, è accusato (fra l'altro) di corruzione aggravata per avere fatto in modo che Delca acquistasse dalla società Mac-Import i macchinari per la costruzione dell'impianto di Cdr. In cambio dell'assunzione del figlio (per sei mesi) in Delca e di una sponsorizzazione - pagata da Delca - per la Carrarese Calcio di 14.400 euro. Domenico Del Carlo, ad di Delca, Augusto Cardinotti, componente del cda di ErreErre e gli stessi Vaira e Bertoneri avrebbero ingannato la Regione (che erogò consistenti finanziamenti a fondo perduto per la costruzione dell'impianto) presentando un brevetto americano spacciato come "innovativo e originale" ma che in realtà, secondo la procura, era un assemblaggio di componenti reperibili da chiunque e di valore economico pari a zero. Con questo "trucco" e con un altro: la esclusione dal contratto "chiavi in mano" stipulato con Delca la duplicazione della linea di trattamento di rifiuti, avrebbero procurato a Delca stessa un ingiusto profitto di 12,2 milioni di euro.
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