Il Tirreno

Pontedera

Quei poderi inghiottiti dal sale

Francesca Suggi
<b>IERI-OGGI </b>Il podere Colizione sullo sfondo della foto in alto. Accanto il paesaggio attuale con l&#146;edificio abbattuto
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IERI-OGGI Il podere Colizione sullo sfondo della foto in alto. Accanto il paesaggio attuale con l’edificio abbattuto

Anni di estrazione hanno rivoluzionato il paesaggio della frazione: il racconto degli abitanti

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 SALINE. Aziende costrette a chiudere e a trasferirsi. Poderi fino a 20 anni fa testimoni di storia e umanità, inghiottiti dall'attività estrattiva. Laghetti salati che punteggiano il territorio. Una, 10, 100 storie diverse ma uguali che drammaticamente si raccontano, andando in giro per le campagne martoriate da tubi e cantieri di salgemma. «Mi ricordo bene i muri crepati e il tetto dell'azienda avvallato. Lavorare là non era più sicuro». Qui La Silsa, anni'90: ancora esiste il relitto-fantasma della ditta di Giampiero Bavoni. Lui che fa presente il problema a Solvay, la società che rileva il fabbricato pagando profumatamente "il disturbo". Stesso destino per i poderi troppo vicino alle concessioni minerarie Buriano e Volterra, addirittura dentro. La multinazionale belga che compra, abbatte, «per occultare le conseguenze più evidenti dei dissesti provocati dai fenomeni di subisdenza», scrive il Comitato in difesa dell'Alta Valdicecina nel suo dossier sul caso Saline e sfruttamento del suolo. Ecco la frazione volterrana oggi: un territorio che ha cambiato geografia. Un'identità in cui la popolazione non si riconosce più e grida aiuto. Lo fa con striscioni di protesta attaccati ovunque. «Se continuiano così ci sarà solo deserto, con vie di collegamento impossibili per via dei cedimenti del terreno», commenta Ermanno Marconcini, memoria storica del paese. La gente ha paura che il borgo sprofondi insieme alle concessioni che negli anni stanno togliendo il respiro.  Un giro per capire. All'altezza dell'azienda Smith. Sul poggio, a destra, un tempo c'era il podere Spadini e sotto il Gelso. Oggi è tabula rasa. «Siamo venuti via nel 1991, la Solvay comprò tutto», racconta Erasmo Fusco, trasferitosi a Pomarance. La zona fa parte della concessione di Buriano, dove è attiva la coltivazione mineraria. «Quello è un camino di collasso», indicano dal Comitato. Si vede un gran buco, terra franata. A due passi c'è il nuovo pip di Saline e altre ditte, la 68. «Una possibile evoluzione metterebbe a rischio tutto», continuano gli esperti. Si riparte: davanti al cimitero altro poggio, altra storia di un podere che non esiste più. E' Colizione, nella concessione Buriano. Stessa fine per Sorbi, Stregata, Piano, Vignoli, Casa, S.Lucia, Querciola e Campo Romano. Qui l'esercito romano inviato nel 298 a.c. al comando di console Scipione Barbato dopo 10 anni di assedio occupò e distrusse Volterra. Un modo per dire che a Saline si respira storia a cinque stelle. Una matassa inghiottita dalla guerra del sale. Allo stesso modo e con grande rammarico se ne sta per andare la famiglia Rigressi da uno degli ultimi poderi ancora abitati, Poppiano 2. «Siamo nel mezzo alla concessione, non potevamo più stare», chiudono.

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