Sicurezza
La crisi si abbatte anche sulla calza da Guinness di Santa Maria a Monte
◗
Due momenti della manifestazione con la calza che voleva entrare nel Guinness dei Primati I negozianti ancora in attività sono rimasti in pochi E la stoffa si è rovinata per la troppa umidità
2 MINUTI DI LETTURA
SANTA MARIA A MONTE. L'Epifania, si sa, "tutte le feste si porta via". Ma questa volta a farne le spese è proprio l'ultima delle feste invernali, almeno a Santa Maria a Monte. Nel paese della calza "più lunga" che tanto ha cercato di raggiungere il Guinness dei Primati nelle scorse edizioni, infatti, sfortuna e crisi economica si sono abbattuti sulla tradizionale manifestazione. «Il fondo dove avevamo riparato una parte consistente della calza risentiva dell'umidità - racconta uno degli esercenti - quando siamo andati a recuperarlo il tessuto si era tutto sciupato. C'erano persino cresciuti i funghi sopra». Una calza piena di palloncini, ricavata con tovaglie e pezzi di stoffa recuperati qua e là nel rispetto della tradizione popolare e che in poche edizioni aveva fatto parlare di sé ben oltre i confini del comune, aumentando di anno in anno la sua lunghezza. A partire dalle prime edizioni in cui si erano raggiunti i 200 metri, fino al 2010 con quota 300 e più. Nel 2011, poi, il primo piccolo cedimento con circa 256 metri di lunghezza riempiti con oltre 5mila palloncini. Ma a dare il colpo di grazia allo storico gruppo che in questi anni si era sempre occupato dell'evento sembra essere stata la crisi. Questa, almeno a sentire le voci che circolano fra i pochi esercenti rimasti nel centro storico, la causa della fine della tradizionale manifestazione. Un disagio già da tempo presente nel centro storico ancor prima della famigerata crisi economica, ma che sembra essersi aggravato oggi (lungo tutto il corso del paese le saracinesche alzate si contano ormai sulle dita di una mano).«Alcuni storici commercianti in questo ultimo anno sono andati definitivamente in pensione, altri nei prossimi mesi li seguiranno e qualcuno ha drasticamente ridotto l'orario di apertura. In questa congiuntura sfavorevole c'è andata di mezzo anche la calza da Guinnes - riferiscono alcuni membri dell'Associazione Commercianti -. È un vero peccato, ma non ce la facciamo davvero più». In questo clima, intanto, c'è però una speranza. «Quest'anno non abbiamo fatto in tempo a rimediare al danno e ad organizzarci - dicono alcuni - ma per l'anno prossimo non tutto è perduto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
