Il dolore
I tanti dubbi dell'Arpat sull'impianto
Cristiano Marcacci
◗
La protesta contro il pirogassificatore; a sinistra il direttore generale Arpat Giovanni Barca Il suo non è un sì convinto. Ecco le undici prescrizioni per la Waste
3 MINUTI DI LETTURA
CASTELFRANCO. Sulla costruzione del pirogassificatore emergono i numerosi dubbi del dipartimento provinciale dell'Arpat di Pisa. Più che ad un sì all'impianto, la posizione espressa realmente dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale assomiglia ad un "nì". L'autorizzazione è infatti subordinata al fatto che vengano soddisfatte undici prescrizioni a modifica del progetto. «Queste prescrizioni - fanno sapere dall'Arpat - tengono conto che si sta chiedendo una autorizzazione all'esercizio per un anno (e per 8.000 ore di funzionamento), e puntano anche ad ottenere informazioni e verifiche complete sul funzionamento dell'impianto, per poter esprimere al meglio la valutazione al termine della sperimentazione». Funzionamento dell'impianto. Dal punto di vista energetico si ritiene necessario che venga documentato in modo inoppugnabile che nel funzionamento ordinario non è necessario il ricorso ai bruciatori termici alimentati a metano, posti nella camera di combustione. Perciò è stata richiesta l'installazione di un misuratore del consumo di metano separato; per garantire la corretta conduzione del processo, è stata proposta l'installazione di misuratori di ossigeno per rilevare il livello crescente di ossigeno libero nel passaggio dalla pirolisi pura alla combustione; richiesta una modifica dell'impianto che consenta una verifica diretta del fatto che i fumi permangono per oltre i 2 secondi previsti, ad una temperatura superiore agli 850 gradi; è stato proposto di osservare periodi di sosta degli impianti ad ogni cambio di tipologia di rifiuto da trattare o periodi di trattamento di rifiuti ad impatto ridotto, per attendere i risultati delle analisi relative alle emissioni del periodo precedente prima di passare al successivo; per limitare il rischio che durante la sperimentazione si verifichino periodi prolungati in cui le emissioni superano i limiti è stato proposto di suddividere l'anno di esercizio in sottoperiodi; il progetto contiene l'affermazione che in caso di esplosione all'interno della camera di combustione la massima sovrapressione non supera i 2,5 bar. È stato chiesto di motivare meglio questa conclusione. Aria. Proposto che il monitoraggio dei parametri non rilevati in continuo (metalli, Ipa e diossine/furani) venga effettuato con una frequenza maggiore rispetto a quella prevista dall'azienda; in relazione al monitoraggio ante-operam proposto da Waste Recycling, abbiamo richiesto un prelievo di campioni di terreno in tutte e quattro le "celle" (aree sulle quali si valutano le ricadute al terreno degli inquinanti emessi in aria) piuttosto che su tre come indicato dalla azienda; sulle operazioni di triturazione dei rifiuti all'ingresso dell'impianto (all'interno di un capannone e con spruzzatura della tramoggia di alimentazione del trituratore) abbiamo chiesto di precisare dettagliatamente la modalità di alimentazione della tramoggia, perché questa operazione richiede particolari precauzioni per prevenire l'emissione di polveri diffuse. Acqua. Richiesto di predisporre un punto di campionamento delle acque reflue prima della loro immissione nella vasca di equalizzazione del depuratore. Rumore. Occorre una verifica strumentale dei livelli di rumore da eseguire subito dopo l'installazione di tutte le nuove sorgenti per confermare i calcoli che portano alla previsione del rispetto di tutti i limiti normativi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
