Il Tirreno

Pontedera

 PONTEDERA. Dipendenti che saltano, coperti che si riducono a meno della metà. ...

Francesca Suggi

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 PONTEDERA. Dipendenti che saltano, coperti che si riducono a meno della metà. In cassa meno soldi che circolano. E ancora angoli del centro che per tre mesi resteranno bui e desolati. Saranno 90 giorni neri quelli che si prospettano per le attività di bar e ristorazione su corso Matteotti e dintorni. Tra 9 giorni si sgombera: tutti i gazebo esterni dovranno essere smantellati. Ordinanza del Comune docet, nonostante la crisi generale. «Purtroppo non capiamo le motivazioni di questa scelta, io personalmente sono 12 anni che sono qua ed è una storia che si ripete, senza soluzione», commenta disincantato Manuel Gasperini, al timone del bar L'Angolo. Il malumore tra chi dietro al bancone deve cavarci uno stipendio si tocca con mano. «Avere uno spazio fuori non solo ti porta gente, ma è anche un modo per animare il centro in un momento, quello invernale, più che mai morto».  Eppure la storia si ripete: anche quest'anno, nonostante il discorso avviato tra Comune e associazioni di categoria, la decisione è implacabile. Anche se le aperture da parte della giunta Millozzi ci sono state, grazie alla proroga di poter lasciare le strutture fino a anno nuovo (sarebbero dovute essere smantellate a ottobre). «Ringraziamo l'amministrazione per la disponibilità dimostrata - fa eco Gimmi Scatassa, al timone del bar J & G in piazza del Comune -. Va detto, comunque, che avere il gazebo fuori vuol dire lavorare, promuoversi, migliorare il servizio che noi diamo». Per Scatassa la struttura è il suo biglietto da visita: «Indubbiamente i clienti continuano a chiedersi il perché dello smantellamento». E fa una considerazione rispetto alla qualità dei gazebo allestiti: «E' evidente che non si tratta di una questione di decoro, dal momento che sono tutte strutture adeguate».  Niente baraccopoli, insomma. E basta dare uno sguardo in giro per vedere allestimenti ad hoc, con tanto di wi-fi, riscaldati. Come quella del bar caffè La Roccia di via Palestro. L'ordinanza del Comune appare proprio come un martello sull'attività che ha rilanciato quell'angolo della città. «Dentro abbiamo pochissimo spazio, mentre fuori riusciamo a fare anche 40 coperti - spiega Larry, il titolare -. E' anche vero che quando abbiamo intrapreso questa strada, sapevamo quali erano le regole». Ma il rammarico c'è: «Considerata la crisi tremenda che stiamo vivendo non ci voleva. Vedremo come riusciremo a stare a galla, di sicuro per questi tre mesi ho mandato a casa un dipendente».  Dal canto suo, l'assessore Stefano Tognarelli non ne fa una questione di incassi del suolo pubblico da parte del Comune, ma di regole da rispettare. «Abbiamo dimostrato la nostra apertura già con la proroga da ottobre a fine anno - conclude -. E dal momento che gli esercenti avrebbero dovuto smantellare il 7 gennaio che è sabato, abbiamo dato loro tempo fino al 9. Il dialogo tra amministrazione e associazioni di categoria è costante. E lo deve essere soprattutto in questi tempi di crisi».

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