Il Tirreno

Pontedera

L'handicap sconfitto a suon di versi

Sabrina Chiellini
La poetessa Federica insieme alla madre
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La poetessa Federica insieme alla madre

Paralizzata dalla nascita muove un solo dito e il pc diventa la sua "penna"

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La scrittura per Federica è come un "respiro". Senza sarebbe impossibile vivere. Pensieri, riflessioni e tutto ciò che la racconta. Nero su bianco. Nei versi di una poesia, nelle frasi di un romanzo.  Bisogna partire da un volumetto pubblicato alcuni anni fa, "Sei mesi e venti giorni", per conoscere Federica Frosini, 37 anni, di Bientina, nata prematura e con una grave forma di tetraparesi spastica che le impedisce di muoversi.  «Il titolo del libretto non è stato scelto a caso», dice Federica, consapevole della grave disabilità ma anche molto orgogliosa della sua passione per la scrittura e per quello che con grandi sforzi riesce a fare. Lei con lo sguardo sa trasmettere emozioni e nei comportamenti è capace di cogliere quelle sfumature che a volte le parole non riescono a esprimere.  Da sempre costretta su una sedia a rotelle, per fare qualsiasi cosa ha bisogno di aiuto. Federica riesce a muovere in maniera autonoma, non senza impegno, solo un dito della mano destra. Che le permette di affidare i suoi pensieri alla tastiera di un computer, diventata la sua "penna".  Grazie anche a una famiglia speciale, Federica ha frequentato le scuole medie a Bientina e l'istituto magistrale a Pontedera. L'immobilità del corpo non le impedisce di avere vezzi e civetterie femminili oltre a molti interessi. La musica - «Mia Martini, è la mia cantante preferita, ma è triste, mi picciono anche Emma e i Modà» -, la moda, gli abiti da sposa in particolare sono uno dei suoi sogni. Non rinuncia allo smalto sulle unghie, ai capelli curati, o a una goccia di profumo. Così come va fiera di un anello e di una collana d'argento che indossa quando ci incontriamo. È il pomeriggio della vigilia di Natale. La storia di Federica ci è stata segnalata da un lettore, anche lui appassionato di poesia. L'impegno e la tenacia di Federica, prigioniera nel suo corpo, lo hanno colpito. Sono una lezione di vita.  Il computer, che Federica ha rifiutato per tanto tempo, l'ha aiutata a coltivare il suo amore per la poesia che le permette di esprimere se stessa, le sue fragilità. E mentre scrive o viene aiutata alla tastiera del pc (nella cameretta che è un po' il suo universo) cerca un dialogo con amici e con il mondo. Da un cassetto della scrivania spuntano un mucchio di cd. «Solo con quelli originali la musica ha una qualità buona...», commenta, determinata.  Con un brano dedicato a sua madre, Federica, nel 2003, si è classificata seconda al premio internazionale di poesia "Lodoletta Pini" organizzato a Pisa. E ora lei spera di avere altre possibilità. «Quel giorno non si teneva dalla gioia», ricordano la mamma e una vicina di casa.  «E pensare che il computer non lo volevo, lo rifiutavo - continua - mi sembrava una scatola fredda, lontana». Invece piano piano è nata un'amicizia. Oggi Chica tiene un suo blog e ha una pagina su Facebook (cioè che la caratterizza, dice, è l'ironia) che le permette di stare in contatto con gli amici. «Quello che prima poteva fare solo dettando ad altri i suoi pensieri - continua la madre della giovane, Franca - ora può farlo da sola, a volte seguita da un'assistente che viene a casa la mattina».  Guai a disturbare Federica nel momento della scrittura... «Scrivo i miei pensieri - continua - quello che provo, descrivo i miei familiari, gli amici». Ci sono pagine dedicate ai genitori e alla sorella Roberta, a nonno Poldino, a zio Sergio, alle vacanze, all'inverno, alla scomparsa di Pietro Taricone, all'amica del cuore Rachele.  Recentemente Federica ha subìto un intervento chirurgico a una gamba. È stata molto male, per mesi non è riuscita a dormire. Il dolore, la tristezza sono comparsi nelle sue poesie; anche se ora, lentamente, «sta tornando la Federica che noi conosciamo, scherza, è più serena», aggiunge la madre Franca, da sempre abituata a starle vicino, giorno e notte.  E nelle riflessioni di Federica c'è posto anche per tutte le donne con un disagio, indifese e non comprese. «La mia enorme fatica - scrive - nell'accettare il mio handicap, la mia enorme fatica nel costruirmi la bellezza di vivere con un sorriso in più (...) Nella mia vita ho provato delle sensazioni così forti da rigenerami e guardare la vita con coraggio».  

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