Il Tirreno

Pontedera

L’ex segretario del Pd critica la decisione sul teatro

Il licenziamento di Garzella visto come scelta politica

Il teatro Politeama di Cascina
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Il teatro Politeama di Cascina

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 CASCINA. Fabio Lupi, ex consigliere comunale e provinciale oltre che ex segretario comunale del Pd, ritiene che il licenziamento, dopo oltre 20 anni di collaborazione con il teatro, del direttore artistico del Politeama, Alessandro Garzella, sia da definire come un'operazione di normalizzazione.  «Perché, anziché incoraggiare il teatro come "un atto di eversione poetica", si preferisce la costruzione di un profilo più ordinario e più compatibile con il mercato? Perché la politica non riconosce come utile la medicina del pensiero critico per guarire la propria attitudine ad assecondare il senso comune?», si chiede Lupi. Sono domande «che mi pongo poiché ritengo che quello che sta accadendo intorno all'esperienza culturale più originale ed avanzata che Cascina abbia sperimentato da trent'anni a questa parte, sia il sintomo inequivocabile della crisi profonda che ha investito la politica in quello stesso arco temporale. Avanzo questi interrogativi indipendentemente dalle persone coinvolte, sperando di suscitare una riflessione di ordine generale che non si presti ad essere banalizzata come il rigurgito fuori tempo massimo di una persona che in tempi ormai lontani ha ricoperto ruoli e funzioni di direzione politica».  Lupi aggiunge: «Mi sono persuaso, soprattutto, che alla prima vera occasione per dimostrare la propria diversità, la sinistra che partecipa attivamente al governo della città (Sel e Federazione della Sinistra) abbia mancato l'appuntamento per affermare la propria funzione ed identità. Sono in questi passaggi che la vocazione profonda di un progetto politico viene alla luce, specie se, come queste forze politiche hanno da sempre rivendicato (secondo me sbagliando), l'ambizione rimane quella di condizionare dall'interno la cultura moderata rappresentata dal partito di maggioranza relativa. Possibile che questa scelta non sia stata letta come un atto simbolico da respingere per principio? Perché non si è scelto di affermare il valore supremo dell'autonomia e della libertà dell'arte da qualsiasi potere politico?», conclude il suo intervento sul Politeama Fabio Lupi.

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