Lutto
Stop alla banca impicciona che voleva saperea cosa servono i soldi prelevati
Succede alla Cassa di risparmio di San Miniato. In alcune filiali dei territori pisano e fiorentino i clienti che si sono presentati alla cassa per ritirare una somma superiore a mille euro hanno dovuto compilare nel modulo anche la voce "scopo del prelievo"
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Vuoi prelevare più di mille euro dal tuo conto corrente? Nessun problema, prima però devi spiegare come intendi spenderli. Altrimenti i soldi, i tuoi soldi, restano in banca. Sembra una specie di barzelletta, invece è realtà. Succede alla Cassa di risparmio di San Miniato.
In alcune filiali dei territori pisano e fiorentino clienti che si sono presentati alla cassa per ritirare una somma superiore al nuovo limite fissato dal governo Monti per l'utilizzo del contante nei giorni scorsi è stato appunto richiesto - o meglio imposto - di sottoscrivere un documento per precisare lo scopo del prelievo. Sulla carta intestata della banca c'è scritto proprio così: lo scopo.
L'abuso è palese: l'impiegato di una società privata non ha alcun titolo per pretendere di sapere da un altro cittadino come impiega il suo denaro. E che lo faccia dalla cassa della banca dove quel denaro è stato depositato rende il sopruso se possibile ancora più insopportabile.
Dalla sede centrale della Carismi se ne sono resi evidentemente conto e correggeranno il tiro. «Abbiamo accertato - ha spiegato il direttore generale Divo Gronchi - che si è trattato di uno spiacevole disguido. Invierò una circolare a tutte le filiali per spiegare che questo tipo di informazione non è assolutamente dovuta».
In alcune filiali dei territori pisano e fiorentino clienti che si sono presentati alla cassa per ritirare una somma superiore al nuovo limite fissato dal governo Monti per l'utilizzo del contante nei giorni scorsi è stato appunto richiesto - o meglio imposto - di sottoscrivere un documento per precisare lo scopo del prelievo. Sulla carta intestata della banca c'è scritto proprio così: lo scopo.
L'abuso è palese: l'impiegato di una società privata non ha alcun titolo per pretendere di sapere da un altro cittadino come impiega il suo denaro. E che lo faccia dalla cassa della banca dove quel denaro è stato depositato rende il sopruso se possibile ancora più insopportabile.
Dalla sede centrale della Carismi se ne sono resi evidentemente conto e correggeranno il tiro. «Abbiamo accertato - ha spiegato il direttore generale Divo Gronchi - che si è trattato di uno spiacevole disguido. Invierò una circolare a tutte le filiali per spiegare che questo tipo di informazione non è assolutamente dovuta».
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