Sicurezza
Nuova tassa per migliaia di aziende
Paola Silvi
◗
Aniello Ascolese direttore della Coldiretti provinciale Applicata l'Imu anche sui fabbricati rurali: previste vere e proprie stangate
3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. L'agricoltura rischia di rimanere sepolta dalle tasse. Il nemico dichiarato è l'Imu, introdotta dalla manovra Monti, che colpirà anche i fabbricati rurali funzionali all'attività agricola, quelli accatastati come A6 (casa rurale) o D10 (fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole), fino ad oggi esenti. E si preannunciano tempi sempre più duri per il comparto locale, composto da quasi quattromila aziende iscritte alla Camera di Commercio. «Siamo preoccupati. Questa imposta ha un senso se applicata al patrimonio edilizio, ma non su immobili funzionali alla nostra attività». Aniello Ascolese, direttore della Coldiretti interprovinciale di Pisa e Livorno, non nasconde le possibili e devastanti conseguenze dell'articolo 13 del decreto "Salva-Italia", dedicato appunto all'imposta municipale unica che fissa l'aliquota allo 0,2 per cento per i fabbricati rurali ad uso strumentale. «Il problema non sta tanto nell'obbligo di accatastare i fabbricati. La vera stangata arriva se si prendono in considerazione le dimensioni enormi di queste strutture. È evidente - entra nel merito Ascolese - che nel nostro settore i fabbricati sono per necessità molto grandi, ma non si possono paragonare a livello produttivo ad una bottega artigiana o ad un negozio». Una stalla, insomma, non è una banca o un parcheggio a pagamento. «La manovra - continua il direttore - avrà un impatto pesante, dalle stalle ai capannoni, andando a tassare quelli che sono, di fatto, mezzi che invece avrebbero dovuto avere un trattamento fiscale diverso da quello riservato a fondi speculativi o per fini hobbistici. Molti magazzini hanno una superficie molto vasta per accogliere macchine come aratri o trattori, utilizzati solo in alcuni periodi dell'anno. L'onere non è proporzionato al beneficio». E per capire quanto peserà l'Imu sui bilanci delle quattromila aziende agricole della provincia basta fare due calcoli. «Un fabbricato rurale con rendita catastale di mille euro comporterà un incremento d'imposta di 125 euro, così, con un valore di 5mila euro di rendita catastale, pagherà 600 euro». Al momento si tratta solo di simulazioni perché per avere certezze bisognerà aspettare l'approvazione definitiva della manovra e il successivo comportamento dei Comuni che potrebbero addirittura abbattere l'aliquota fino allo 0,1%. Ma intanto qualche esempio non guasta. Per un fabbricato di categoria D/10 ad uso stalla di superficie di 480 metri quadrati con rendita di 3.800 euro, l'imposta si calcola moltiplicando la rendita per il 5% di rivalutazione. Si ottengono 3.990 euro che vanno moltiplicati per 60 (coefficiente moltiplicatore dei fabbricati del gruppo D), per un totale di 239.400 euro che va a sua volta moltiplicato per 0,2% (aliquota ridotta). Ne derivano 478,80 euro arrotondati a 479 euro. Per una casa di abitazione principale "rurale" di tipo A/3 con rendita catastale di euro 680 euro si moltiplica la rendita per il 5% di rivalutazione rendita, per 160 (coefficiente moltiplicatore) e per 0,4% (aliquota ridotta). Fanno 456,96 euro, a cui vanno sottratti i 200 euro di riduzione per le abitazioni principali. In tutto si verranno a pagare 256,96 euro. E c'è di più. Al salasso non sono esenti neppure i terreni agricoli, non più soggetti a riduzioni per conduzione diretta dei coltivatori iscritti all'Inps.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
