Il Tirreno

Pontedera

Fondatore della conceria Arnella e del Gruppo Arno, tra i pionieri dei contatti con le griffe dell’alta moda

Imprenditoria in lutto, è morto Renzo Giannotti

Luciano Gianfranceschi
Renzo Giannotti
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Renzo Giannotti

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 SANTA CROCE. Addio anche a Renzo Giannotti, 85 anni, un altro imprenditore (conceria Arnella, gruppo Arno) che ha contribuito alla sviluppo dell'industria santacrocese. Le esequie funebri verranno celebrate oggi alle ore 15 in chiesa Collegiata.  Lascia la moglie Ottavia, e un rimpianto in chi ne ha conosciuto la grande umanità. Di carattere aperto e franco, Renzo Giannotti iniziò a lavorare le pelli da ragazzo, poi si mise in proprio con una lavorazione (rasatura) per conto terzi. Nel 1964 fondò - insieme a Pietro Boldrini - la conceria Arnella in via Grandi, che dopo l'alluvione dell'Arno nel novembre 1966 spostò nell'attuale sede in via Fermi, nella zona industriale.  Discreto parlatore, raccontava di aver «salvato a stento le cambiali bagnate, che doveva riscuotere dai clienti, portandole poi a casa, e con la moglie tendendole al filo ad asciugare come fossero i panni». Niente, in confronto a quando in precedenza andava personalmente in bicicletta a consegnare le vacchette alle pelletterie a Firenze. Si vantava di essere parente del mitico Pietro Giannotti, il primo conciatore in assoluto a Santa Croce.  Renzo è stato tra i fondatori del Gruppo Arno. Dopo l'iniziale produzione passò alle capre e ai vitelli. È stato uno dei pionieri nei contatti con le griffe - una trentina d'anni fa - con Patrizio Bertelli, di Prada. Con cui Giannotti raccontava di «grandi discussioni, sul prezzo, mai per la qualità», rapporto rimasto inalterato negli anni. E allargato ad altri brand, tuttora clienti per i mezzi vitelli da alta pelletteria e moda.  Non avendo figli, ha voluto lasciare qualcosa a Santa Croce. Abitando all'epoca in via Carducci, oltre il corso Mazzini, dalle finestre sull'Arno vedeva «i ruderi della vecchia fornace, nei pressi della quale si giocava da ragazzi». Così nel 2000 la ristrutturò, insieme ad altri soci minoritari, chiamando il pittore sanminiatese Dilvo Lotti, del quale era molto amico, ad affrescarla. Una pizzeria, ristorante, con anche camere. Insomma, Renzo Giannotti sapeva pensare non soltanto al lavoro, ma anche allo svago.

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