Sicurezza
«Un'offerta misera e i pregiudizi causa del mio licenziamento»
4 MINUTI DI LETTURA
CASCINA. Non è senza polemiche il divorzio tra Alessandro Garzella e il teatro Politeama, di cui l'artista è direttore da oltre vent'anni. A fine anno Garzella chiude la collaborazione con Cascina e dopo il licenziamento - Garzella percepisce 3.300 euro per 12 mensilita comprensive di Iva - "ritira" dal cartellone la nuova produzione della Fondazione. Divorzio annunciato. E sancito da una decisione del nuovo cda di cui è presidente Michelangelo Betti, segretario Pd. Tra i possibili successori di Garzella si fa il nome di Giovanni Guerrieri oltre a quello di Andrea Buscemi. È polemica aperta. «A ottobre sono stato convocato dal sindaco e dal vicesindaco e sono stato informato della volontà di rinnovare la direzione artistica. Pur non comprendendo la scelta, mi sono reso disponibile a delineare una fase di transizione, condotta da una equipe direzionale articolata per ambiti», spiega Garzella. Il cda ha presentato a Garzella una proposta di collaborazione. «Per me era francamente inadeguata, sia dal punto di vista etico che professionale. Ho sempre pensato che tra le amministrazioni e gli artisti ci debba essere una collaborazione, ma con reciproca e netta indipendenza. Non posso accettare che la politica interferisca con giudizi artistici. Ho proposto un'evoluzione del teatro coerente con quanto avviene in alcuni paesi europei. Penso che la Fondazione potrebbe divenire un incubatore d'impresa, un organismo d'indirizzo e di controllo amministrativo che, dando residenza a compagnie, permetta agli artisti di assumere la gestione di quei settori che, per la loro stessa natura, non stanno sul mercato». La Fondazione - questa l'idea di Garzella - manterrebbe così la titolarità nazionale e regionale di teatro stabile, individuando artisti in residenza permanente o temporanea e garantire continuità e rinnovamento. «A me pare che questa idea offrirebbe davvero ai giovani di talento quelle opportunità di cui spesso si parla in maniera vaga e vuota». Una nuova contro-proposta da parte di Garzella al cda è stata considerata non attuabile anche dagli enti proprietari del teatro. «Sono disponibile a discutere in qualunque sede la mia proposta, purché si riconosca alla nascente compagnia (quella che Garzella sta per costituire, ndr) un ruolo simile a quello che, fino a pochi anni fa, fu della cooperativa Sipario, il gruppo di artisti che ha generato ciò che oggi è La Città del Teatro. Ho invece ricevuto un'offerta evanescente e contraddittoria, priva di interesse per la mia storia professionale e per la ricerca che conduco». Lo strappo è stato inevitabile. «Non posso accettare che il mio lavoro sia valutato come puro volontariato. Sotto il profilo economico si è infatti ipotizzata una somma del tutto residuale, inferiore al 2% del bilancio 2010». Garzella puntualizza poi su aspetti della gestione. «Lascio un teatro in pareggio, con un progetto artistico identificabile, 50mila utenti, riconoscimenti nazionali e regionali, nemmeno un giorno di stipendio ritardato ai dipendenti, nonostante le traversie dei finanziamenti alla cultura. Ringrazio gli spettatori, gli artisti, i collaboratori che, credendo nel mio lavoro, mi hanno consentito di vivere questa meravigliosa esperienza. Sono orgoglioso d'aver concepito e fatto crescere uno spazio esclusivo, alternativo, legato alle emergenze sociali, alle denunce politiche, alla ricerca di forme artistiche nuove, partecipate dai giovani». È il momento dei ringraziamenti. «Penso ai politici che hanno accettato la mia indipendenza, il mio credere che ogni artista ha il dovere morale di opporsi al potere, sempre e comunque, qualunque faccia abbia e chiunque sia. Ringrazio chi, assieme a me, ha abitato il tempo e lo spazio di un'utopia». Visto il licenziamento Garzella rinuncia all'allestimento di "Corpi di animali celesti", ritirando dal cartellone un'opera «che non avrebbe avuto più senso per il teatro che l'ha realizzata. Soprattutto ringrazio coloro che vorranno seguire la mia nuova avventura artistica». A febbraio, terminata la tournee di "Re nudo", Garzella presenterà il progetto della nuova compagnia. «Anche in onore allo spettacolo a cui devo rinunciare, si chiamerà "Animali celesti"». «Per me il teatro è un atto di eversione poetica che poco ha da spartire col mercato. Mai come in questo momento ho ricevuto, anche da luoghi prestigiosi, segnali di stima». La riflessione sulla politica. «Temo che su questa scelta incomba qualche volontà suprema, qualche pregiudizio culturale, qualche superficialità artificiosa che, forse, mal digerisce l'autonomia artistica, l'indipendenza creativa della mia natura, l'impegno politico (con Sel) che ha caratterizzato le mie scelte». S.C.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
