Sicurezza
Striscione e volantini contro l'uomo che sparò uccidendo il veterinario
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Ilio Dainelli, lamico del veterinario ucciso e, in alto lo striscione di protesta appeso ieri mattina Il responsabile ha patteggiato per omicidio colposo Dainelli: «Non è giusto non fare neanche un giorno di carcere»
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TERRICCIOLA. Sono trascorsi tre anni dall'uccisione di Paolo Tambini, 51 anni, veterinario, trovato morto nel bosco di Santo Pietro Belvedere. Ucciso per un tragico errore da Fabio Celandroni, cinquantenne, imprenditore edile di Livorno, che due giorni dopo il ritrovamento del cadavere si presentò spontaneamente alla polizia. La tragedia ha avuto conseguenze penali e civili per l'imprenditore. In sede penale l'uomo, accusato di omicidio colposo, ha patteggiato la pena e chiuso la vicenda. Recentemente i familiari della vittima, che quel maledetto giorno era nel bosco in cerca di tartufi, sono stati risarciti. Risolti questi due aspetti, Ilio Dainelli, 60 anni, di Soiana, convinto ambientalista molto conosciuto in tutta la Valdera, ha deciso di organizzare una clamorosa protesta in ricordo dell'amico scomparso. «È troppo facile per chi ha sparato e ucciso una persona chiudere la storia in questo modo senza neppure un giorno di carcere. Questa non è giustizia - dice Dainelli -. Ho aspettato tre anni a dire quello che penso perché non volevo danneggiare la famiglia di Tambini in alcun modo. Ora posso farlo liberamente». Ieri mattina, Dainelli insieme a due amici della Valdera è andato a Livorno sotto casa dell'imprenditore che ha sparato a Tambini e poi sul luogo di lavoro. «Ho attaccato uno striscione e distribuito volantini di protesta per ricordare l'amico ucciso». Sono però intervenuti i vigili urbani e Dainelli e gli amici hanno interrotto la protesta, dopo avere identificato il sessantenne di Soiana. «Quell'uomo ha sparato con il fucile senza guardare bene e ha ucciso, si è costituito due giorni dopo. In questa vicenda c'è stata superficialità - spiega ancora Dainelli - e pochi grammi di piombo hanno distrutto una vita. Eppure, per la nostra legge quell'uomo non è stato in carcere neppure un giorno». La battaglia di Dainelli per evitare che possa accadere un'altra tragedia simile continua. «Non credo che quest'uomo possa tornare a caccia - dice Dainelli - ma nessuno verifica se questo accade o no. Lo faremo noi per onorare la memoria di Paolo».
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