Sicurezza
Le stelle si fermano al jazz club
Andrea Lanini
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Sopra il mitico sassofonista Benny Golson mentre si esibisce al “Cavatappi”; a destra lo staff al completo del club “Spirito Jazz”; sotto a destra Enrico RavaIl "Cavatappi" è diventato un'autentica galleria di celebrità
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CALCINAIA. Il locale è piccolo, intimo, pieno di oggetti, e sulle pareti troneggiano grandi ritratti fotografici in bianco e nero, volti, strumenti, espressioni rapite, estatiche, sguardi d'intesa, dita compresse dalle note di assoli incendiari. Qui, al "Cavatappi", la traccia del passaggio delle stelle del jazz è prima di tutto visiva, iconografica. Una galleria impressionante di celebrità del settore, una specie di mostra permanente dedicata ai divi dello swing. Ci sono anche Jeff Lorber, George Cables, Benny Golson, Curtis Fuller. Tutti concentrati sui loro fraseggi, sugli accordi complicatissimi dei loro brani, e allora uno potrebbe pensare di trovarsi in un jazz club di Parigi, o di New York, o di Chicago, e invece no, siamo a Calcinaia, in un luogo che, col suo profilo volutamente basso e la sua aria piacevolmente conviviale, rappresenta una sorta di isola felice della musica colta italiana. Un'isola che non c'era, finché Simone Brogi, Bernardino Nardi e Federico Meneghini, detto "Lo Zio", non l'hanno inventata. «Forse la parola "club" per noi è addirittura eccessiva», dice Simone Brogi, con accenti di sincera modestia, «siamo più che altro un ritrovo per amici». Ma la foto di Jeff Lorber, luminoso esponente del genere "fusion", lo smentisce all'istante. Qui al "Cavatappi", tutte le foto dei big che vengono a suonare hanno una dedica, e la frase che Lorber ha scelto per salutare gli amici toscani è: "Questo è il miglior jazz club che avete nel vostro Paese!". Il mitico Fuller, del '34, trombonista, già membro dei Jazz Messengers di Art Blakey, e scusate se è poco, sulla sua foto ha scritto: "Non pensavo che esistessero fagioli così buoni". «Per forza», Simone prende ad elencare gli speciali ingredienti che fanno la gioia dei famosi, talentuosi ospiti, «fagioli dei nostri, cotti nel forno a legna, conditi con l'olio di Buti... a gustarli, si innamorano!». Bernardino Nardi è rimasto colpito dall'entusiasmo che Benny Golson, classe 1929, ha dimostrato per i primi della casa: «Ha mangiato più spaghetti Benny in 3 sere che noi 3 in un mese». È questo il modus operandi della banda capitanata dallo "Zio": i big del jazz li prende per la gola. Poi loro, col cuore scaldato a dovere da un'accoglienza familiare e da una cucina d'altri tempi, prendono il pubblico per le orecchie. Da questo connubio, nato come esperimento culinario-musicale a metà degli anni Novanta e poi diventato un'associazione, "Spirito Jazz" (www.spiritojazz.it), di cui il "Cavatappi" è la sede ufficiale, nascono, una volta al mese, serate indimenticabili. Come le dediche sulle foto attestano a dovere. Nardi, che di "Spirito Jazz" è il presidente, dice che «questo è un club enogastronomico atipico, la cena è solo un piacevole preludio. Serve a creare l'atmosfera. Il vero fulcro è il concerto e, durante l'esecuzione, silenzio assoluto. Il rispetto e l'attenzione nei confronti di chi si esibisce sono, a prescindere dalla fama degli interpreti, totali. I musicisti lo percepiscono, e manifestano la loro gratitudine suonando al meglio».
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