Il Tirreno

Pontedera

«E' una manovra studiata per favorire un imprenditore»

Francesca Suggi
<b>L&#146;EX PRESIDENTE. </b>Orsi
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L’EX PRESIDENTE. Orsi

L'ex consulente Orsi e le sue verità sulla querelle con la multinazionale: tutto architettato dall'assessore

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 VOLTERRA. «La querelle tra Comune di Volterra e Solvay è una manovra studiata a tavolino». Sono affermazioni pesanti quelle che escono dalla bocca di colui che, forse più di ogni altro, ha conosciuto quello che si pianifica nelle segrete stanze di Palazzo. Lui è Emanuele Orsi, ex presidente del S. Chiara che prima di conquistare cariche pubbliche - e soldi dei cittadini - conferitegli dal sindaco, era in primis consulente politico dell'assessore Paolo Moschi. Poi lo scandalo dei curricula falsificati, il super esperto viene allontanato dallo stesso Buselli che lo aveva scelto. Quindi il processo che si aprirà a gennaio, dove Orsi è imputato per i reati di peculato, falso ideologico e truffa. Quello che è certo è che Orsi è stato seduto a quelle "tavole carbonare" in cui si decideva presente e futuro del Colle. Sono le sue verità, che lui definisce a prova di smentita.  Cosa c'entra l'assessore Moschi con la vicenda Solvay?  «Moschi gestisce il sindaco come un bimbo. E' una manovra a tenaglia: sfruttando la questione ambientale ha come obiettivo la cessione della ex salina di Stato da parte di Atisale a un imprenditore locale, ad un prezzo irrisorio, e l'utilizzo della discarica delle Moie Vecchie per fare business, sul modello di Pomarance».  La giunta, anche dagli ultimi provvedimenti tipo il ricorso al Tar contro la Regione che ha sbloccato due concessioni congelate dal Tar, sembra schierata dalla parte degli abitanti di Saline  «Il piamo Moschi è semplice, da una parte si cavalca la protesta del Comitato di Saline e dall'altra si fanno ordinanze comunali per mettere alle strette i vertici di Atisale. Questo per premere verso un passaggio di proprietà dell'ex salina a questo imprenditore locale».  Di chi si tratta?  «Non faccio nomi, lascio che sia Moschi o il sindaco a dirlo, visto che in questa manovra non c'è niente di illegale. A livello imprenditoriale è pure condivisibile, ma perché non dirlo, in trasparenza. Questa persona aveva già illustrato le sue idee sul futuro dell'azienda ex Monopoli al sindaco e all'ex assessore all'ambiente Fabio Bernardini, il problema era il prezzo richiesto da Atisale, ritenuto troppo alto»».  Ha conosciuto questo imprenditore?  «Posso dire che il 7 gennaio, nell'incontro a Castiglioncello dove ero anch'io, Moschi chiese all'imprenditore cattolico con cui avevamo appuntamento (e che non è il solito interessato all'ex salina), di intercedere con i vertici Solvay con cui ha rapporti. In quella sede Moschi illustrò la strategia, parlò dei dati allarmanti della discarica delle Moie Vecchie, anticipò che a breve dovevano essere emanate delle prescrizioni da parte della Provincia di Pisa che Atisale doveva ottemperare. Ovviamente la società doveva spendere molti soldi, senza ottenere ricavi, cosa non gradita alla realtà pugliese, secondo Moschi. Si parlò di un protocollo d'intesa tra Comune, Provincia e Atisale per permettere di ricevere materiale da fuori Volterra per avere un introito e provvedere alla messa in sicurezza della gestione del percolato della discarica».  Tornando all'assessore Moschi, che interesse avrebbe avuto a incontrare i vertici di Solvay?  «Voleva spiegare loro e tranquillizzare l'azienda belga in merito al vero obiettivo dell'operazione legal-mediatica che si voleva intraprendere. I mesi sono passati e la strategia di Moschi prende corpo in questi giorni, attraverso azioni comunali, guidate da un parere legale e l'apertura di un tavolo di negoziazione. Come si evince dai fatti, la crisi e la minaccia per il futuro colpisce subito la produzione di Atisale che vede a rischio gli approvvigionamenti di salamoia. Se questo non basterà, come arma negoziale, si userà quella dei dati ambientali sulla discarica che il sindaco conosce in quanto autorità sanitaria».  In tutto questo piano, come lo definisce lei, quali sarebbero i benefici per il territorio?  «Il piano dell'imprenditore locale garantiva il mantenimento dei posti di lavoro, la produzione del sale, la risoluzione della questione discarica con un protocollo tra Provincia e Comuni della Valdicecina e la garanzia Solvay di utilizzare le concessioni in cambio di distaccare a Saline un po' di lavoro della multinazionale, ad esempio l'impacchettamento, da appaltare al manager».

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