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Arriva il figlio di Dorelli
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Gianluca Guidi protagonista al Cavatappi con il Quartetto Jazz il prossimo 13 gennaio Gianluca Guidi ospite il 13 gennaio
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CALCINAIA. Ad essere attratti dalle prelibatezze del "Cavatappi" non sono solo i palati dei più fulgidi jazzmen internazionali. Anche quelli italiani si fanno volentieri rapire dai tentacolari aromi provenienti dalla cucina. Mario Biondi, che qui si è esibito a sorpresa alcuni mesi fa e che di certo tornerà, adora le degustazioni di pizza. La dedica che Enrico Rava ha lasciato in calce alla sua foto è particolarmente eloquente: «Alla gang di Spirito Jazz. Grande serata, strepitoso baccalà!». E chissà cosa prepareranno a Gianluca Guidi, crooner dalla deliziosa voce di velluto (ereditata dal padre, Johnny Dorelli), che arriva venerdì 13 gennaio col suo "Quartetto Jazz" per una serata dedicata agli indimenticabili successi swing di Frank Sinatra e al "sentimental mood" del cantautorato d'oltreoceano. Gli assi nella manica di "Spirito Jazz": l'amore per questo genere di musica, prima di tutto; poi, una "strategia dell'ospitalità" portata ad altissimi livelli. «Questo non è il nostro lavoro», spiega Simone Brogi, quello che tiene i contatti con gli artisti e ormai «si è consumato l'orecchio a suon di telefonare» (dice di lui l'amico Nardi). «Io, Bernardino e lo "Zio" nella vita facciamo altro. Questa del "Cavatappi", appunto, è una passione. Una volta al mese, questo posto si trasforma. Sistemiamo i tavoli, prepariamo il palco per il concerto. Finita la serata, si smonta tutto. Via gli strumenti, via i cavi, le luci, gli amplificatori. Il pianoforte torna là, dov'è ora», indica un angolo della sala. «Fare una cosa così per lavoro sarebbe una follia», spiega pragmatico Bernardino. «Gli artisti qui si divertono, mangiano bene, hanno di fronte un pubblico di appassionati con cui, anche dopo il concerto, si intrattengono volentieri a parlare. Vengono per amicizia, non per il cachet. Condividono il nostro "spirito jazz" e dopo spargono la voce. Ormai sono i musicisti a farsi avanti». È stato Federico Meneghini, "Lo Zio", a portarlo qui, sulle colline di Calcinaia. All'epoca in cui gli anni Cinquanta stavano per lasciare il passo ai Sessanta, quando i giovani Gianni Basso e Renato Sellani facevano vibrare il primo jazz nostrano, lo "Zio" era un marinaio, e all'estero, transitando di porto in porto, imparò a decifrare la grazia poetica dei jazz club. Tornato in terraferma, nella sua Pisa, il jazz, oltre ad ascoltarlo, ha iniziato anche a cantarlo (pure al fianco di Petra Magoni). Oggi, assieme a Simone e Bernardino, lo fa conoscere agli altri grazie a memorabili serate live, animate da stelle che «o le ascolti a Milano o al "Cavatappi"». In Toscana, oggi, i "jazz messengers" sono loro. A.L.
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