Il Tirreno

Pontedera

Senza sale e a rischio cedimenti

Andreas Quirici
Uno dei manifesti di protesta affissi a Saline
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Uno dei manifesti di protesta affissi a Saline

Il Comitato contro il verdetto della Regione. Si delinea un futuro nero per Saline

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 VOLTERRA. «In 30 anni la Valdicecina si ritroverà senza sale, se andrà avanti il progetto per estrarne anche 2 milioni di metri cubi all'anno». Così il Comitato per la difesa della Valdicecina dopo la Conferenza dei servizi regionale che ha dato il via al rinnovo delle concessioni Poppiano e Cecina.  "Una forzatura", secondo lo stesso Comitato: «La Regione in 25 giorni si è messa nelle condizioni di poter riunire la Conferenza dei servizi, mettendo a lavorare giorno e notte i suoi tecnici su una vicenda così complessa».  Gli scenari, secondo i cittadini che stanno osteggiando da anni l'accordo fra Solvay ed Ente tabacchi italiani, sono piuttosto negativi, per non dire catastrofici.  «Esistono studi che indicano in 70 milioni di metri cubi di sale - spiegano - la quantità disponibile in questo territorio. A 2 milioni di metri cubi l'anno, così come previsto dall'accordo, avremo l'esaurimento delle concessioni in 30 anni. Un disastro ambientale ed economico per la Valdicecina. Tra l'altro, secondo quanto ci risulta, alla stessa Conferenza dei servizi della Regione Toscana avrebbe partecipato anche la Solvay attraverso alcuni suoi rappresentanti. La legge dice che lo possono fare. Ma l'oggetto della riunione era basato su un provvedimento scaturito da un'istanza presentata proprio dall'azienda. E la sua presenza alla Conferenza, secondo noi, è stata quantomeno inopportuna». La situazione è delicata. Da un lato c'è la multinazionale belga che ha annunciato ricorso contro le decisioni del Comune di Volterra, «anche se lo stop all'estrazione è stato solo minacciato e non messo in pratica», come sottolineato dal Comitato. Dall'altra ci sono le istituzioni che cercano di far combaciare il rispetto della normativa e dell'ambiente con le attività produttive del territorio. In mezzo i cittadini a dannarsi l'anima contro un progetto che sembra in dirittura d'arrivo. «Crediamo che gli enti come la Provincia, ma soprattutto la Regione - dicono - si assumeranno le responsabilità delle loro azioni. Qui si rischia l'aumento del fenomeno della subsidenza e altri danni ambientali. Ma del resto, basta vedere come si stanno muovendo con il pirogassificatore di Castelfranco di Sotto, dove hanno speso soldi per il processo partecipativo e poi hanno cambiato la legge dando ragione all'azienda».

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