Il Tirreno

Pontedera

La visita all’associazione del vicesindaco Sonetti e dell’assessore al sociale Matteo Franconi

A pranzo alla mensa della Misericordia

N.C.
Da destra l’assessore Franconi e il vicesindaco Sonetti a mensa alla Misericordia
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Da destra l’assessore Franconi e il vicesindaco Sonetti a mensa alla Misericordia

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 PONTEDERA. Mancano pochi giorni al Natale, e come ogni anno l'amministrazione comunale non ha voluto far mancare i propri auguri alla Misericordia pontederese, partecipando con il vicesindaco Massimiliano Sonetti e con l'assessore alla salute Matteo Franconi a un pranzo della mensa della solidarietà. «Un appuntamento che rinnoviamo anno dopo anno per ribadire la nostra vicinanza e la nostra collaborazione - spiegano i due amministratori comunali - con un servizio che quotidianamente dà la possibilità a persone in difficoltà, residenti e non, di avere un pasto e un po' di compagnia e assistenza».  Sono oltre cinquemila i pranzi che ogni anno vengono garantiti da questa mensa, «grazie - prosegue il vicesindaco Massimiliano Sonetti - anche all'aiuto dell'amministrazione comunale, segno che sono tante le persone, con storie difficili che la ARciconfraternita della Misericordia aiuta con il suo prezioso impegno».  Dal 1994 la mensa della solidarietà, in piazza caduti di Cefalonia, opera con una decina di volontari e con regolamenti molto rigidi: solo pranzi, prenotazione alla mattina e non più di quindici pasti mensili, tranne ovviamente a dicembre, mese in cui non ci sono limitazioni. «Per il futuro - spiegano Aldo Silvi, governatore della Misericordia, e Pierluigi Macchioni Gotti, responsabile della mensa - sarebbero molte le cose da migliorare. Certo l'amministrazione ci aiuta molto, ma le esigenze sono sempre maggiori e noi continuiamo a provare a soddisfarle tutte. Speriamo che a breve sia possibile risistemare questo ambiente, in modo da renderlo più confortevole, ampio e accogliente; sarebbe poi importante riuscire a cucinare, o quantomeno a sporzionare i pasti qui dentro: ora invece siamo costretti ad appoggiarci alla società che serve l'ospedale. In questo modo magari riusciremo anche a raddoppiare il nostro impegno, garantendo anche a cena lo stesso numero di pasti».

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