Il Tirreno

Pontedera

Coi conti in rosso e il rischio della chiusura

Paola Silvi

L'appello della casa di riposo "Giampieri": «Aiutateci, fino a oggi solo promesse»

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 PONSACCO. Sono stanchi, amareggiati. Fermi in standby. In attesa di ricevere proposte concrete per continuare a vivere. In ballo 53 anziani e 20 dipendenti. La casa di riposo "A. Giampieri" ha i conti in rosso e rischia la chiusura. L'unica speranza di sopravvivenza è legata a una decina, magari quindici, posti in più in convenzione. «Posti promessi ma non ancora assegnati» dice il vice presidente Lido Santini. «Attualmente ne abbiamo 10 e pochissimi ospiti possono beneficiare della quota di parte sanitaria della retta. Ma nel tempo sono aumentate le persone non autosufficienti, la crisi ha messo in difficoltà le famiglie mentre il rapporto tra posti in convenzione e utenti bisognosi è rimasto al 25%, il più basso fra le Rsa della Valdera». Gli inviti insistenti e ripetuti della struttura fondata nel 1944, non hanno portato risultati. «Solo la Regione ha dimostrato attenzione, concedendoci prima un finanziamento di 150mila euro e poi di 220mila per la ristrutturazione». Alla Giampieri la Sds, il Comune e l'Asl 5 hanno però fatto una proposta. «Nel giugno 2010 - spiega il responsabile operativo Mauro Fabbri - ci hanno chiesto la disponibilità per gestire a Ponsacco, in un immobile costruito a metà anni '90 e non ancora finito, una nuova Rsa pubblica, dove trasferire una quarantina di ospiti non autosufficienti, mantenendo poi, in una parte dell'attuale edificio gli autosufficienti e ricavando così ambienti per il centro diurno anziani, per quello per disabili e per appartamenti per soggetti svantaggiati. Ma questa ipotesi è paradossale perché vanificherebbe gli impegni di riqualificazione sostenuti dalla Regione e perché, se non ci sono risorse per i posti in convenzione, come possono esserci anche per arredare e mettere a norma il nuovo spazio?» Intanto, la Giampieri registra una perdita giornaliera pari a 220 euro che, sommata a un disavanzo di oltre 70mila del 2010 e agli 80mila euro in meno nel 2011 erode il patrimonio sociale del 40%. «Se continuiamo di questo passo - aggiungono - il destino è segnato. Non possiamo più aspettare. Nonostante i tagli alle ore di lavoro del personale e un piccolo aumento sulle rette, non ce la facciamo. Basta con le parole e con le promesse. Rinnoviamo il nostro appello alle istituzione». Dal Comune arrivano spiragli positivi, forse concreti. «Il nostro impegno c'è - ribadisce l'assessore al sociale Tamara Iacoponi - e nella prossima settimana è previsto un incontro. Risollevare le sorti della casa di riposo sarebbe una vittoria ma i tagli al sociale sfiorano l'80%».

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