Finanza
La Cassa secondo Marchionne
Manolo Morandini
◗
Il direttore generale Gronchi Gronchi chiede ai sindacati di aprire al demansionamento
2 MINUTI DI LETTURA
SAN MINIATO. In Carismi si fa strada il metodo Marchionne, dai metalmeccanici Fiat ai colletti bianchi dell'istituto di credito sanminiatese. «Ma i sacrifici li devono fare sempre gli stessi?». È quanto si chiedono le rappresentanze sindacali di Fabi, Fiba-Cisl e Fisac-Cgil di fronte alle richieste del direttore generale della Cassa di risparmio di San Miniato, Divo Gronchi. Sul tavolo per l'azienda c'è, infatti, il nodo degli "elevatissimi costi del personale" da tagliare per "salvare l'autonomia della banca". Un nodo che si vuol sciogliere con provvedimenti che il sindacato bolla come «agghiaccianti». È tutto nero su bianco l'esito della trattativa che si è tenuta martedì scorso. I sincadati si sono trovati di fronte uno scenario di «devastazione della contrattazione, che porterebbe per tutti i colleghi pesanti ripercussioni sia in termini economici che di diritti». Una lunga e difficile vertenza, su cui il punto di accordo è ancora tutto da costruire. Oltre ai tagli su rimborsi spese e straordinari l'azienda ha richiesto l'uscita obbligatoria di 6 persone che hanno già maturato i requisiti Inps e dei 28 che con la nuova normativa li matureranno entro il 2016. In tutto 34 addetti. Ma si parla anche disospensione delle tutele sulla mobilità territoriale del personale con più di 22 anni di anzianità, obbligo di fruizione delel festività soppresse. E soprattutto di deroga all'articolo del codice civile che vieta il demansionamento. Per aggirare l'ostacolo è stato sottoscritto un accordo transitorio che trasforma l'esodo da obbligatorio a volontario, ma solo fino al 23 di questo mese. Un arco di tempo in cui si possono fare avanti tutti i dipendenti che scelgono di aderire all'offerta che mette sul piatto anche un incentivo. Poi sindacati e azienda faranno di nuovo il punto. «La lista presentata dal direttore generale presenta elementi sui quali, nostro malgrado, dovremo trattare - affermano i rappresentanti sindacali -. Mentre altre tematiche devono essere tolte dal tavolo in quanto questi interventi andrebbero a ledere tutele e indennizzi per i colleghi più svantaggiati». E lanciano una sponda ai vertici della Cassa affinché le richieste siano più digeribili. «È assolutamente imprescindibile che i vertici offrano segnali tangibili di un cambiamento di rotta, dando un concreto contributo con rinunce economiche che concorrano al risanamento aziendale». E concludono: «L'esempio è la miglior forma di autorità, prima di chiedere è necessario dare e questo principio vale per tutti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
