Il Tirreno

Pontedera

Farmacie contro la liberalizzazione

Paola Silvi
Le farmacie private scendono sul piede di guerra
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Le farmacie private scendono sul piede di guerra

Sui banconi delle strutture private spunta la petizione da far firmare ai clienti

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 PONTEDERA. Le farmacie pontederesi chiedono aiuto ai cittadini contro la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta. Appoggiano le decisioni nazionali di Federfarma e promuovono, nel loro piccolo, una raccolta di firme contro la distribuzione negli esercizi commerciali di farmaci con ricetta medica.  «Caro cittadino - si legge nella lettera che accompagna la petizione, in bella vista sui banconi delle farmacie - il governo Monti vuol far approvare una norma che non esiste al mondo, dimenticando la tua necessità di trovare una farmacia sotto casa, che garantisca la tua sicurezza tramite la rete di collegamento che si integra nel sistema sanitario; rete che permette una corretta somministrazione di farmaci ben conservati, non contraffatti e continuamente monitorati. Con questa manovra le farmacie si indeboliranno e non saranno più in grado di fornire il reperimento dei farmaci in poche ore, mentre le farmacie presenti nelle aree meno ricche commercialmente potrebbero chiudere».  La paura per le farmacie nostrane è quella insomma di subire un'accanita concorrenza da parte delle parafarmacie e dei grandi supermarket, che in alcuni casi hanno già dei corner ad hoc dove espongono farmaci generici, tale da provocare una crisi di settore e da permettere un accesso facilitato alle medicine.  «Ci hanno appoggiato in molti - mostra i fogli pieni zeppi di firme Marcella Lapucci, titolare dell'omonima farmacia in corso Matteotti - perché alla fine gli utenti sanno quanto è importante il rapporto di fiducia che si instaura con noi». Sulla stessa lunghezza d'onda Alessandro Ferretti, proprietario della farmacia sul Piazzone. «Il farmaco - spiega - non è un bene commerciale puro ma si compra al momento del bisogno. Inutile incrementare i luoghi di vendita perché se una persona non ne ha necessità, non acquista una medicina per tenerla in casa, a disposizione». Come se fosse un pacco di pasta o un rotolo di scottex. «I farmacisti - aggiunge ancora Ferretti - non vogliono creare un monopolio ma garantire un punto di riferimento, un luogo d'incontro. Senza contare che i farmaci di fascia C sono l'unico settore di guadagno per i nostri esercizi, che corrisponde ad almeno un 20% di volumi. Su quelli della mutua, delle ricette rosse, che sfiorano il 60% delle attività di una farmacia, il ritorno, in termini economici, è controllato». Più cauti invece dalle farmacie comunali che per il momento non si sbilanciano e non espongono nessuna petizione. «Le ultime notizie - aggiungono da viale Italia - dicono che sarà l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, ad individuare l'elenco dei farmaci di fascia C che potrebbero essere venduti fuori dalle farmacie. E dovrebbero essere esclusi categoricamente gli anticoncezionali e gli antidepressivi. E' presto allora per prendere posizioni nette».

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