Il Tirreno

Pontedera

«Falso che tutti i pareri tecnici siano favorevoli»

Giacomo Pelfer
Aurora Rossi
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Aurora Rossi

Pirogassificatore: il Comitato Antinquinamento non molla la presa

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 CASTELFRANCO. Incongruenze, mancanze e difetti. La presidente del Comitato Antinquinamento, Aurora Rossi, snocciola alcuni punti dell'istruttoria sul pirogassificatore che, a suo dire, "rappresentano di per sé elementi ostativi al rilascio dell'autorizzazione". Sta tutto scritto in una lettera consegnata martedì in consiglio provinciale: un'analisi tecnica, che prova ad andare più in profondità rispetto al "no" essenzialmente politico espresso a maggioranza dalla Provincia. A cominciare dai pareri delle autorità tecniche, «perché non è vero - dice Rossi - che tutte hanno dato parere favorevole. In particolare, quello dell'Autorità di Bacino, che unitamente agli altri è alla base della determina della Provincia sull'esclusione dalla Valutazione d'impatto ambientale, precisa che la situazione dovrà essere attentamente valutata, essendo zona soggetta a inondazioni». Anche il parere dell'Asl, secondo la presidente Rossi, indicherebbe una serie di dubbi sul progetto. «Questo parere - dice - è stato condizionato dall'esame delle integrazioni, che la società richiedente aveva inviato solo pochi giorni prima e che l'Asl non aveva fatto in tempo ad esaminare». A seguito di tale esame, e quindi successivamente alla Conferenza dei servizi, l'Asl invia una relazione in cui conclude che: «Vista la documentazione e il parere dell'Arpat, dai quali emerge la permanenza dei dubbi circa aspetti che a nostro giudizio hanno potenziali effetti negativi sulla salute, si ritiene necessario acquisire le informazioni mancanti circa la sperimentazione dell'impianto». «E secondo voi questo è un parere positivo? - chiede Aurora Rossi -. Quello che si vorrebbe autorizzare, come sottolinea sempre l'Asl nella relazione, altro non è che la scelta peggiore in ambito di gestione dei rifiuti, considerando che l'impianto si colloca alla fine della catena, ed è, infatti, solo un inceneritore». Verrebbero meno, quindi, secondo Rossi, i presupposti di strategicità stabiliti dalla Regione in base alla discussa legge 35. «L'Asl afferma che non è documentata in nessuna relazione tecnica che l'impianto sia classificabile come impianto di recupero energetico. La stessa società proponente, nella propria relazione tecnica, spiega che le prestazioni energetiche sono interessanti solo nel caso di utenze termiche allacciabili, ma tale situazione ad oggi non esiste: si afferma, infatti, che il passaggio delle tubazioni sarà realizzato solo quando ve ne sarà la necessità». «Ma questo - prosegue la presidente del Comitato - va contro la normativa statale e regionale, per cui l'autorizzazione a tali impianti è subordinata alla produzione di energie alternative. La Asl, inoltre, dettaglia tutte le inadempienze e mancanze del progetto definitivo, che si sommano a quelle già rilevate in precedenza. E' importante sottolineare come la mancanza di integrazione della documentazione, dia come risultato l'inevitabile respingimento della domanda. Si pensi ad esempio ad una pratica edilizia: perché in questo caso dovrebbe essere diverso?».

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di Redazione web