Sicurezza
Delca, verso il licenziamento collettivo
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Due immagini della Delca a Lugnano La richiesta di concordato preventivo dell'azienda di Lugnano è stata omologata dal tribunale
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VICOPISANO. Tra i molti guai giudiziari in cui è coinvolta la Delca Spa, l'azienda della Piana di Noce specializzata nel trattamento dei rifiuti, una novità arriva dal tribunale di Pisa: la richiesta di concordato preventivo avanzata dal titolare Domenico Del Carlo è stata omologata, con la nomina di un liquidatore. Si tratterà di vedere se si faranno avanti imprenditori interessati a rilevare l'azienda. Protetti dalla cassa integrazione in deroga fino al 20 novembre scorso, per questi dipendenti Delca - in tutto 27: 17 operai e 10 impiegati - si ipotizza una procedura di licenziamento collettivo, che consentirebbe loro di cercare e possibilmente trovare una nuova occupazione. Una decisione in merito è attesa per oggi all'interno della commissione tripartita della Provincia di Pisa, e a quanto pare gli stessi dipendenti sarebbero favorevoli a una soluzione di questo tipo. Pur con la garanzia che in caso di ripresa delle attività dell'azienda, nell'eventualità di una nuova proprietà, possano riottenere il posto di lavoro. Propensi all'introduzione di questa garanzia sia Michele Orsi, dell'Fp-Cgil, sia il liquidatore della Delca, individuato nello studio Castellani di Pontedera. La crisi finanziaria in cui è sprofondata la Delca è strettamente legata alla vicenda della ErreErre di Massa, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 19 persone, fra le quali Domenico Del Carlo e alcuni tecnici Delca, per tutta una serie di reati che vanno dalla corruzione alla truffa, dall'abuso in atti d'ufficio all'abuso edilizio, dal falso all'associazione a delinquere. Nel registro degli indagati anche alcuni amministratori pubblici apuani e l'assessore all'ambiente della Provincia di Pisa Valter Picchi. Tutto ebbe inizio nel 2003 quanto la Cermec, l'azienda per la gestione dei rifiuti della provincia di Massa-Carrara, senza una gara pubblica scelse la Delca per costituire la ErreErre, un'azienda che avrebbe portato nel 2009 alla realizzazione di un impianto per la produzione di combustibile da rifiuti (cdr). Di ErreErre Delca possedeva il 49%, mentre Cermec il 51. Ma l'impianto, realizzato grazie a finanziamenti europei per 16 milioni di euro, poi saliti a 23 ad opera compiuta, non entrò mai in funzione. Iniziarono così ad accumularsi i debiti, che col passare del tempo sono divenuti insostenibili, tanto per Delca quanto per Cermec. A inizio 2011, a fronte di debiti stimati in 20 milioni di euro per ErreErre, Cermec estromise Delca dalla gestione dell'impianto e la magistratura iniziò a indagare. Nel mirino degli inquirenti anche fatture per 16,5 milioni emesse da Delca a Cermec senza apparente giustificazione. Venendo meno le commesse di Cermec la Delca entrò in crisi. ErreErre è stata dichiarata fallita il 23 luglio. Tre giorni dopo gli impianti della ErreErre andarono distrutti da un misterioso rogo. Guido Bini ALTRO SERVIZIO A PAG. 4
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