Sicurezza
Montopoli. Al centro della vicenda la vertenza Cgil sulla gestione Almagroup del magazzino Conad
Venivano sfruttati sul posto di lavoro
Manolo Morandini
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Una veduta del magazzino Conad di Montopoli al centro della vertenza della Cgil di Pisa contro Almagroup Extracomunitari collaborano alle indagini, in cambio il permesso di soggiorno
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MONTOPOLI. La collaborazione alle indagini vale un permesso di soggiorno. È quanto si sono visti riconoscere gli otto extracomunitari che contribuirono a far luce sulla gestione del magazzino Conad di Montopoli sotto le insegne Almagroup. Agli ex dipendenti della cooperativa, che nel frattempo si è ritirata dall'appalto, il permesso è stato riconosciuto per grave sfruttamento lavorativo. «Abbiamo contribuito a restituire dignità, libertà e civiltà a queste persone - afferma il segretario provinciale Cgil di Pisa Gianfranco Francese -. E con la nostra vertenza abbiamo cacciato dal territorio un gruppo cooperativo il cui curriculum è tutt'altro che all'insegna della correttezza». I permessi di soggiorno sono stati rilasciati a norma dell'articolo 18 della legge Turco-Napolitano: per motivi di protezione sociale. Tutto iniziò il 30 giugno del 2010, quando il segretario Francese denunciò le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti alcuni lavoratori pachistani, indiani e senegalesi assunti dal consorzio di cooperative Almagroup, presieduto da Natale Sartori. Agli stessi lavoratori, che avevano mansioni di facchinaggio nel settore del "fresco", capitava addirittura di ricevere buste paga con importi negativi. Il che veniva giustificato da Francesco Masarà, avvocato dell'Almagroup, dichiarando che i dipendenti dovevano rimborsare le spese di locazione e che «poiché l'affitto viene versato, da contratto, in anticipo, il lavoratore che abbia lavorato, in un determinato mese, per un numero inferiore di ore, potrà trovarsi, occasionalmente, con una busta paga in negativo, salvo recuperare nei mesi successivi». A seguito delle prese di posizione del sindacato, Almagoup decise di lasciare l'appalto di Montopoli permettendo da settembre 2010 l'ingresso della Cft, che in subappalto ha affidato il servizio alla Cooperativa servizi logistica di Civitavecchia. E il passaggio sotto la nuova gestione dei 280 addetti in forza la magazzino. «La vertenza nacque a seguito del continuo ricambio di lavoratori, per lo più di origine pachistana, che venivano portati in zona solo per un periodo allo scopo di fiaccare l'attività sindacale - dice Francese -. Alcuni denunciarono al nostro sindacato le condizioni di sfruttamento e mostrarono anche le buste paga con saldo negativo». Non è stato semplice chiudere la partita. Sulla vicenda il fronte sindacale si divise. E non mancarono i riflessi politici. In campo al fianco della Cgil scesero il sindaco di Montopoli, Alessandra Vivaldi, l'assessore provinciale Anna Romei e la Direzione provinciale del lavoro. «Alle persone che hanno collaborato, quattro pachistani, tre senegalesi e un indiano, è stato garantito l'accesso al programma di protezione Prodis, per le vittime dei reati di sfruttamento - sottolinea Gianfranco Francese -. Sono stati un anno dentro a questo progetto. E finalmente, adesso, la questura ha formalizzato il riconoscimento del permesso di soggiorno. È un segnale importante per tutti i lavoratori immigrati che vivono difficoltà lavorative oltre all'incertezza che se perdono l'impiego, dopo sei mesi, rischiano di entrare in una condizione di irregolarità».
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