Sicurezza
LA CERIMONIA
Una vita tra quelle corsie
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PONTEDERA. «Sono entrata a lavorare in quest'ospedale quando avevo 19 anni». Loretta Morelli si occupa di accoglienza e delle attività organizzate nel moderno atrio dell'ospedale Lotti. È tra le donne che hanno ricevuto il premio fedeltà. L'idea di andare in pensione non l'attira più di tanto. «Questa è la mia famiglia lavorativa - dice -. È vero che i tempi sono cambiati, prima c'era una gestione più familiare, oggi dobbiamo adattarci alle richieste ed essere sempre più efficenti. Ma è un lavoro che mi piace, un ambiente dove sto bene». Carla Salani di anni di servizio ne ha addirittura 37. Lavora al centro di immunoematologia. Sperava di andare in pensione quest'anno. Ora la situazione è abbastanza incerta. Spiega che il suo lavoro è molto cambiato: ora avviene tutto con strumenti tecnologici, ha dovuto stare al passo con tanti cambiamenti e una mole di lavoro aumentata. Patrizia Novi, infermiera caposala dall'emergenza-urgenza, ha lavorato nelle sale operatorie e poi in rianimazione. Anche lei conosce l'ospedale come casa sua. «Mi piace il rapporto con l'utenza, con il cittadino, che si è creato». Giovanna Zeppini, tecnico di laboratorio del centro prelievi, doveva andare in pensione quest'anno. «Spero di riuscirci - dice - forse riscattando gli anni di laurea sarà possibile. Devo ancora capire cosa deciderà il governo Monti».
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