Il Tirreno

Pontedera

Un "no" con troppe sfumature

Giacomo Pelfer
In alto e accanto gli attivisti del Comitato antinquinamento presenti durante il consiglio con tanto di striscioni e cartelli di protesta contro l’impianto
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In alto e accanto gli attivisti del Comitato antinquinamento presenti durante il consiglio con tanto di striscioni e cartelli di protesta contro l’impianto

Politici frammentati contro l'impianto e il Comitato alza la voce

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 CASTELFRANCO. Esce un no frammentato dal consiglio provinciale. Arriva in discussione a Pisa la vicenda del pirogassificatore di Castelfranco, con una seduta straordinaria richesta dal consigliere Udc Maurizio Lucchesi. Inutile il tentativo di raggiungere un accordo su un documento unitario, nonostante la riunione dei capigruppo che ha interrotto la seduta per diversi minuti. Sono stati tre, alla fine, i documenti votati: da una parte Rifondazione Comunista e la maggioranza (Pd, Sel e Idv) che hanno presentato due documenti distinti sostenendosi però a vicenda al momento del voto.  Dall'altra parte c'è la posizione dell'Udc, che ha ottenuto invece l'appoggio dei gruppi Pdl e Lega.  Tutti hanno espresso un no all'impianto, ma è sulle sfumature che si è giocato il dibattito.  Una frammentazione che non è piaciuta alle decine di cittadini arrivati dal Valdarno, scatenando anche alcuni minuti di tensione tra i consiglieri e una parte del pubblico.  A far torcere la bocca al Comitato antinquinamento è sopratttutto la posizione della maggioranza, considerata troppo blanda per poter incidere seriamente verso un eventuale diniego all'impianto. La posizione uscita dal consiglio comunale di ieri, infatti, ribadisce in sostanza quanto affermato dalla stessa Provincia nell'atto d'indirizzo votato all'unanimità lo scorso 4 agosto. «Avevamo già espresso con chiarezza la posizione dell'amministrazione provinciale - ha detto il capogruppo Pd Manolo Panicucci - con la legge 35 la Regione ha assunto una scelta che contrasta con la volontà degli enti locali e dei cittadini, delegittimando non solo i Comuni ma soprattutto la Provincia». «Il nostro percorso va riconfermato - ha aggiunto Massimiliano Casalini di Sel - contestando una norma che rappresenta una forzatura». Un concetto sottolineato anche dall'assessore all'ambiente Valter Picchi: «La normativa regionale stride con il percorso partecipativo, negando ai territori l'autonomia su certi argomenti. Non c'è niente di strategico in un impianto da 12mila tonnellate di rifiuti l'anno». «Credo che Enrico Rossi sia il miglior governatore che la Toscana ha mai avuto - ha detto l'assessore Graziano Turini - ma in questo caso ha sbagliato. E dobbiamo farglielo capire».  E ancora: «non dimentichiamoci che questo impianto sorge anche a meno di 500 metri da un altro già esistente», ha fatto notare Giampiero Carli (gruppo misto).  Andrea Corti di Rifondazione, attraverso la propria mozione, ha quindi chiesto il riesame dell'intero iter procedurale relativo al pirogassificatore, «nella speranza - ha spiegato - che sia la risposta politica a prevalere su quella tecnica». Più articolata, invece, la linea di Maurizio Lucchesi dell'Udc, condivisa anche dalle minoranze di centrodestra: «Nell'istruttoria di autorizzazione ci sono delle incongruenze - ha spiegato -: sfido chiunque a leggersi i pareri di Asl e Arpat sull'assoggettabilità a Via per valutare se il loro parere è veramente così favorevole. Poi non si è tenuto conto del contento urbanistico, e neppure si è chiesto un parere all'Autorità di bacino. La pratica va chiusa immediatamente, senza ottemperare alla delibera regionale». Conclude il capogruppo Pdl Giuseppe Calò: «Noi riteniamo che le responsabilità siano soprattutto del Comune di Castelfranco per non aver saputo gestire la situazione all'inizio. Non si doveva neppure arrivare al processo partecipativo».

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