Il Tirreno

Pontedera

Minacciato per avere soldi

Un momento della conferenza stampa degli inquirenti a Firenze
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Un momento della conferenza stampa degli inquirenti a Firenze

Ex barista di Pontedera "vittima" di un clan criminale

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PONTEDERA. C'è anche un barista di Pontedera, Stefano Cendi, tra le vittime di un gruppo di estorsori campani finiti al centro di un'inchiesta diretta dalla Dda di Firenze e che ha portato ad arresti e sequestri per nove milioni di euro. All'epoca dei fatti Cendi era proprietario del "Barrino" in via della Misericordia a Pontedera. Il tentativo di estorsione è stato compiuto, in più occasioni, dal febbraio al luglio dello scorso anno. La conoscenza con gli uomini arrestati ieri risale a quando Cendi gestiva il bar del circolo di tennis. Nel marzo 2009, dovendo attrezzare il giardino del bar-ristorante del circolo di tennis, era andato a Castelfiorentino da un rivenditore che conosceva, Giuseppe Ricciardi, e aveva acquistato arredi per diecimila euro. Una somma che il barista ha poi versato con alcuni ritardi in quanto il bar aveva avuto difficoltà di gestione. Nel frattempo, però, si era visto richiedere il pagamento dei diecimila euro prima da Ricciardi, a sua volta, come è emerso, vittima di minacce e pressioni. Successivamente da Benedetto D'Innocenzo, aiutati anche da altre persone abituate a presentarsi con modi intimidatori. Forse nella speranza che Cendi pagasse una somma maggiore a quella effettivamente dovuta. Sicuramente per metterlo in difficoltà. Il barista, stando a quanto è emerso dalle indagini, sarebbe stato più volte minacciato - diverse le "visite" nel bar che ora ha una nuova gestione - con l'intimidazione piuttosto chiara di mostrargli una sua fotografia o di averlo aspettato sotto casa.  E' stata proprio la denuncia dell'imprenditore di Castelfiorentino Giuseppe Ricciardi, nel novembre del 2009, a mettere la squadra mobile di Firenze e la Finanza di Formia sulle tracce del gruppo criminale che secondo gli inquirenti si era specializzato nell'avvicinare imprenditori in crisi con l'obbiettivo di spogliarli di tutti i loro beni, intestandoli a prestanome. Ricciardi era titolare della Tosco Import, società con sede a Castelfiorentino attiva nel commercio di arredi da giardino. Trovandosi in difficoltà economiche, nel 2009 si era rivolto a Benedetto D'Innocenzo, presentatogli da un conoscente, che si era impegnato a pagargli un debito. In cambio Ricciardi gli aveva consegnato assegni scoperti per 378.000 euro. Questo il primo passo per essere estromesso dalla sua azienda.  Secondo quanto accertato dagli inquirenti, il gruppo campano avrebbe acquisito (o cercato di farlo) aziende in crisi nelle province di Firenze, Pisa e Prato. Una, in particolare, era stata assorbita dal clan per gestire le corse automobilistiche di rally al quale il capoclan e il figlio partecipavano come semiprofessionisti. Le operazioni di acquisizione venivano finanziate con ingenti capitali prelevati da conti esteri. In questo modo gli esponenti del sodalizio criminale hanno ottenuto considerevoli vantaggi economici, reinvestiti nell'acquisto di autovetture di lusso e di proprietà immobiliari in Toscana, Sardegna e Campania, che venivano regolarmente intestate a terzi. L'altra mattina, la sezione criminalità organizzata della mobile fiorentina ha eseguito i provvedimenti cautelari e i sequestri preventivi, emessi dal gip Angelo Pezzuti su richiesta del pm Pietro Suchan. SERVIZIO A PAG. 13

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