Il Tirreno

Pontedera

Lacrime di rabbia per Moustapha

Sabrina Chiellini
L’incontro in Comune con la comunità senegalese a destra i familiari e gli amici di Dieng (in foto sotto)
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L’incontro in Comune con la comunità senegalese a destra i familiari e gli amici di Dieng (in foto sotto)

Abita a Cascina uno dei senegalesi feriti. La solidarietà delle istituzioni

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 CASCINA. «Amdi, come tutti chiamano Moustapha, ha un grande carisma. Sa catturare le simpatie di tutti con la sua allegria. Appena lo conosci ti rendi subito conto che è una brava persona». I sogni, le speranze di una vita migliore rischiano di finire per sempre per Moustapha Dieng, 37 anni, abitante a Cascina.  Amdi era andato a lavorare come venditore ambulante a Firenze e si è ritrovato bersaglio umano di un killer, armato di pistola 357 Magnum e che ha sparato ai giovani migranti a distanza ravvicinata. Per ucciderli. Moustapha Dieng - vive a Cascina da circa cinque anni - era in piazza Dalmazia quando è stato ferito gravemente ed è poi stato ricoverato all'ospedale di Careggi. Il fratello Ane e lo zio sono prima accorsi all'ospedale e poi tornati indietro, a Cascina, insieme a tanti amici. Con il dramma nel cuore. «Sono disperato - si sfoga il fratello - sarà stata la seconda volta che andava a vendere a Firenze, di solito va a Pisa e Viareggio. È una persona simpatica, basta vedere le fotografie per rendersene conto. Lo conoscono tutti e gli vogliono bene». Gli amici non hanno parole per condannare il killer.  «C'è una sola parola per definire tutto questo - continua Matar Ndyae, rappresentante della comunità senegalese di Pisa - e questa parola è razzismo. Non venitemi a dire che l'uomo che ha sparato è un pazzo. È un atto mirato, preciso, contro di noi. Dobbiamo far sentire la nostra voce».  La comunità è sotto choc. Il sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, informato in serata della tragedia, ha espresso la propria vicinanza ai senegalesi condannando fermamente il gesto.  Anche Pontedera, appena si è diffusa la notizia dell'agguato di Firenze, si è stretta intorno alla comunità senegalese, molto numerosa in città. Fatta di 838 uomini e 220 donne. Una delle più numerose della Toscana. Una delle più integrate. Pontedera, conosciuta come città dell'accoglienza e per i progetti di cooperazione internazionale. Il gemellaggio con Khombole, l'azienda agricola finanziata dall'amministrazione comunale e resa possibile grazie anche all'impegno dei tecnici di palazzo Stefanelli.  «Voglio innanzitutto esprimere la solidarietà e il cordoglio della nostra comunità - ha detto il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi, incontrando nella sala del consiglio comunale la comunità senegalese -. Siamo turbati da questo episodio, vicini alle vittime di questa barbarie, alle loro famiglie, alla intera comunità senegalese. Forse si è tollerato troppo il proliferare di atteggiamenti razzistici e di dottrine di intolleranza verso i cittadini che provengono da altre aree del mondo ma che ormai sono il "nostro" mondo. Occorre rialzare la guardia e mantenere alta l'attenzione in quanto il rischio di rigurgiti razzisti sono concreti e sempre vivi».  Nella seduta di martedì del consiglio comunale ci sarà un minuto di silenzio in ricordo di queste vittime e contro ogni gesto di intolleranza e razzismo.  All'incontro di ieri in municipio, accanto a donne e uomini senegalesi, al presidente del consiglio comunale degli stranieri, anche l'ex sindaco, Paolo Marconcini, rappresentanti della Tavola della Pace e i consiglieri comunali dell'opposizione. Unanime la condanna, la presa di distanza dall'agguato.  Si prepara una fiaccolata. «Ringrazio il Comune e la cittadinanza - ha detto Dia Papa Demba - per la vicinanza. Una delle vittime abita vicino a noi, a Cascina, è uno di noi. Dobbiamo riflettere perché questo non accada più».

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