Sicurezza
Fotovoltaico. L’amministrazione di San Miniato contro un editoriale diffuso alla Festa Comunista
Il sindaco querela Rifondazione
Nilo Di Modica
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Un campo fotovoltaico nelle campagne di San MiniatoLa difesa di Corsi: «Ci attaccano per le nostre rivendicazioni politiche»
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SAN MINIATO. Dalla politica alle carte bollate. Il caso fotovoltaico a San Miniato segna un salto di qualità. Il sindaco Gabbanini e la sua giunta hanno denunciato per diffamazione Rifondazione. È quanto annunciano il consigliere Fabio Corsi e il segretario provinciale Luca Barbuti. «Un attacco diretto, esplicito, che si configura come un atto contro la libertà di parola e certe rivendicazioni politiche - afferma Corsi -, da parte di una maggioranza reduce da un fallimento assoluto del suo programma in materia di energie rinnovabili, tradotto in un'operazione esclusivamente lucrativa, nell'ambito di un intreccio di interessi privati, che è stata disinnescata solo grazie all'opera dei comitati e di Rifondazione». Che aggiunge: «Un partito che da sempre sta al passo con le vertenze e con le lotte dei cittadini, che ci ha messo faccia e anima e che oggi si vuole censurare». L'iniziativa legale segue ad altre due denunce, sempre per diffamazione a mezzo stampa, a carico di Corsi e partite tempo fa dal consigliere provinciale del Pd Francesco Giani e da Francesco Meneguzzo, candidato al consiglio comunale di San Miniato alle ultime amministrative. L'ultima querela, invece, a carico di Rifondazione prende avvio da una sorta di editoriale allegato al programma della Festa Comunista che la scorsa estate si è svolta a La Catena. Un testo duro, di attacco alla maggioranza e a Gabbanini proprio nei giorni di massima tensione sul fotovoltaico. Uno scritto sulla cui natura "politica" si concentra l'avvocato Claudio Bolelli, chiamato a difendere il Prc, senza risparmiare qualche stoccata agli artefici delle denunce. «Che i toni della politica possono scaldarsi è cosa risaputa, riconosciuta e accettata in molte sentenze della Cassazione - spiega Bolelli -. Siamo di fronte a un atto disperato da parte di due soggetti, sindaco e giunta, che hanno perso la fiducia da parte del loro stesso partito e adesso cercano di scaricare la responsabilità su una forza esterna come il Prc, che ha denunciato fatti e circostanze obiettivi e perfettamente dimostrabili». Che aggiunge: «È lo stesso Pd che ha chiesto le dimissioni del consigliere Giani, promotore di tutta l'operazione, e che ha fatto pressione affinché venisse istituita la commissione d'inchiesta. Un partito che con le sue voci critiche, se si andasse davvero in tribunale sarà chiamato a testimoniare contro i suoi stessi amministratori. Gabbanini a quel punto dovrà dimostrare ciò che lamenta e avremo la possibilità, con la chiamata degli stessi dirigenti del suo partito, di capire quale contrasto ha provocato». Rifondazione punta a "ribaltare" l'azione di Gabbanini «Questa querela diventa un invito a nozze. Avrebbero fatto meglio a pensare al fascicolo che la procura della Repubblica ha aperto su tutta la questione». «Il nostro conflitto col Pd si esplicita in molti modi anche in altre parti della provincia - spiega il segretario provinciale Luca Barbuti -, ma malgrado questo in nessun contesto è mai stata messa in discussione la nostra coerenza, il nostro lavoro politico o il nostro modo di operare e criticare delle scelte che consideriamo sbagliate. Con questa querela si scende in un campo diverso, in cui l'amministrazione cerca di sviare dalla questione e dalle sue difficoltà interne. Un atto grave, a cui risponderemo senza farci spaventare».
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