Il Tirreno

Pontedera

«Contro la gente non si può niente»

Giacomo Pelfer
Due scorci del colorato corteo organizzato dal Comitato del “no” al pirogassificatore della Waste
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Due scorci del colorato corteo organizzato dal Comitato del “no” al pirogassificatore della Waste

In mille sfidano la pioggia per dire no al progetto del pirogassificatore

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 CASTELFRANCO. Un corteo di delusione e rabbia. Il tutto sparato a pieni polmoni dentro le centinaia di fischietti e trombe che accompagna lo scorrere della manifestazione contro il pirogassificatore. È la colonna sonora della protesta, tornata per le strade di Castelfranco dopo la manifestazione dello scorso gennaio. «Contro la gente non si può niente», gridavano allora. Oggi, invece, c'è lo stupore di ritrovarsi per una battaglia che sembrava vinta. La sensazione è quella della beffa, dopo la legge regionale 35 che ha di fatto dato il via libera all'impianto. «Siamo qui perché ci hanno preso in giro», dice una ragazza entrando in piazza XX Settembre. È il punto di partenza del corteo, dove affluiscono fin dalle 2 del pomeriggio i primi manifestanti, pronti a sfidare la pioggia sotto una distesa di ombrelli. Il Comitato antinquinamento distribuisce palloncini, striscioni e cartelli. Per le forze dell'ordine i manifestanti sono circa un migliaio, forse qualcosa in più, comunque meno di quanti accorsero in piazza a gennaio.  La manifestazione parte intorno alle 15: in tanti si aggiungono in coda per le strade del paese, mentre il cielo di va gradualmente rischiarando. Spunta anche l'arcobaleno a salutare la protesta quando il serpentone umano svolta in viale 2 Giugno. In testa ci sono i bambini: cartelli al collo e palloncini al polso. "La diossina uccide la vita" recita una delle scritte. Tante le famiglie presenti alla manifestazione, in una protesta che non ha distinzioni di età, d'etnia, di colore politico.  Bersaglio di tanti slogan è la Regione, e soprattutto il presidente Rossi. «L'inceneritore mettilo a casa tua», gli suggerisce con una scritta uno dei trattoristi che chiudono il corteo. «Enrico Rossi vergogna», recita uno striscione. Le parole vergogna e rispetto sono quelle che ricorrono di più.  «Rispettare il processo partecipativo è democrazia», si afferma in un cartello. Ed è questa la differenza che più si nota rispetto alla manifestazione di gennaio, all'epoca in contrapposizione al percorso di partecipazione. Adesso, invece, si attacca la Regione proprio per aver "ucciso" l'esito del processo. Da qui l'idea di Brando Scardigli, di San Miniato, arrivato a Castelfranco con la ricostruzione di una bara montata sul proprio furgone a simboleggiare il «funerale della democrazia».  È tanta la rabbia di chi a quel processo ha dedicato tempo e passione. Come Piero Arzilli e Venturia Atteoni. «Ci sentiamo offesi - dicono -. Abbiamo perso ore di lavoro e intere serate. Avevamo espresso un "no" motivato, che la stessa Waste aveva promesso di rispettare». In corteo anche alcuni ragazzi senegalesi. Tra loro c'è Hamdy, che ricorda: «Abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni. Viviamo e lavoriamo qui, e vogliamo difendere il nostro diritto alla salute e all'ambiente». «L'inceneritore ormai è una sfida, un atto di aggressione contro la popolazione del Valdarno», dice il diciottenne Marco Castriconi.  L'impianto che Maurizio Giani di Waste Recycling ha paragonato a un forno per le pizze vale uno sfottò: «Pizzeria da Maurizio - si legge su un cartello -, forno a pirolisi». Sfilano nel corteo anche tanti esponenti politici di zona, segretari e consiglieri comunali, uniti in una protesta che tocca tutte le sfumature politiche, dal Pdl a Sinistra critica e tutti rigorosamente senza insegne di partito. Ma gli occhi sono soprattutto puntati sul sindaco Umberto Marvogli, l'unico tra quelli di zona ad aver preso parte alla manifestazione. Qualcuno va a stringergli la mano e lo ringrazia. «Bravo sindaco!», grida un manifestante accendendo un timido applauso. «Troppo tardi - ribatte un altro -: dov'era fino ad oggi?».  Insieme a Marvogli sfila tutta la giunta di Castelfranco. Una presenza che stride, invece, con l'assenza di assessori da altri Comuni. L'eccezione è Alessio Bellini, arrivato da Santa Croce.  Tra gli organizzatori c'è la consapevolezza che la strada del "no" all'impianto è ancora in salita. Ma promettono: «Non finisce qui».

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