Il Tirreno

Pontedera

Gli atti erano falsi, nei guai

Sabrina Chiellini
Un’aula del tribunale di Pontedera
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Un’aula del tribunale di Pontedera

Per incassare una polizza-vita"inventa" un incidente mortale

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 BUTI. In due erano finiti a giudizio con l'accusa di tentata truffa ai danni di una compagnia assicurativa "costruita" dichiarando la morte di una nigeriana che aveva da poco sottoscritto una polizza vita da trecentomila euro di cui erano beneficiar proprio i due imputati.  Il giudice del tribunale di Pontedera ha derubricato l'accusa iniziale e condannato per il reato di uso di atto falso Francesco Maffei, 51 anni, nato a Buti e residente a Pontedera. Ha assolto per non avere commesso il fatto Giuseppina Hammer, 76 anni, di San Casciano Valdipesa ritenendo che la polizza fosse stata stipulata a insaputa di quest'ultima.  La compagnia assicurativa Unipol, poichè aveva una serie di dubbi sui certificati di morte prodotti da Maffei, si rivolse alla Procura sospettando che fosse stata simulata la morte della nigeriana per incassare il premio della polizza.  In sostanza gli imputati avevano stipulato con la compagnia assicurativa una polizza vita abbinata a una infortuni a nome di una nigeriana di 43 anni, residente a Pontedera. Quest'ultima durante un viaggio nella sua terra d'origine era stata investita da un autobus, secondo quanto dichiarato dai beneficiari della polizza, ed era morta nel luglio 2004 a Lagos.  Dalle date sul certificato di morte e su altri atti provenienti dalla Nigeria attestanti luogo e data dell'incidente sarebbero emerse le prime anomalie. Gli imputati non sono stati in grado di dimostrare che la nigeriana (il cadavere non è stato trovato) è effettivamente morta. L'Unipol non ha pagato i 300mila euro del premio e si è costituita parte civile al processo.  Maffei è stato condannato - in primo grado - a un anno e venti giorni di reclusione e al pagamento di una multa di 200 euro. Dovrà anche pagare un risarcimento danni a Unipol da stabilire in sede di giudizio civile con una provvisionale immediatamente esecutiva di diecimila euro. Infine è stato condannato a pagare le spese di parte civile (cinquemila euro».

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