Il Tirreno

Pontedera

Castelnuovo, il sindaco promette controlli e sopralluoghi: non sappiamo se sono randagi oppure di qualcuno

Attacchi e morsi, occhio a quei cani

Paola Silvi
Due esemplari di cani randagi simili a quelli che girano per Castelnuovo
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Due esemplari di cani randagi simili a quelli che girano per Castelnuovo

Le segnalazioni dei residenti si moltiplicano: siamo spaventati e arrabbiati

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 CASTELNUOVO VDC. Orti e vigneti presi d'assalto. Latrati notturni, aggressioni a cavalli, attacchi improvvisi. A Castelnuovo non si dormono più sonni tranquilli. In località Pineta e dintorni, da giorni, gironzola un gruppo di cani bianchi.  Forse randagi, forse da pastore. C'è chi dice siano quattro o cinque, chi addirittura azzarda oltre la dozzina. Ed è già leggenda. Di fatto, però, al di là dei numeri e delle dissertazioni sui presunti proprietari o meno, i danni provocati da questi diavoli a quattro zampe sono reali. «Abbiamo paura e siamo anche arrabbiati», confermano i residenti. «Paura perché se stiamo praticando jogging o andiamo a cavallo o semplicemente facciamo una passeggiata, magari con i nipoti, alla ricerca di more o funghi - spiegano - non dobbiamo mai abbassare la guardia. Capita che spuntino all'improvviso e ci aggrediscano. Allora ci trasformiamo in esperti centometristi ma è più difficile tenere a freno un cavallo ed evitare che si imbizzarrisca». Ma c'è dell'altro. «Senza contare la vegetazione boschiva dopo le loro scorrazzate. E la distruzione di erbe e piante, nutrimento delle specie cacciabili, allontana le lepri, i cinghiali e i fagiani che preferiscono andarsi a cercare altre zone dal naturale equilibrio faunistico». Così se i cacciatori sono già sul piede di guerra, le famiglie che coltivano un fazzoletto di terra non se la passano poi meglio. «Veder sciupato il nostro lavoro - aggiungono - soprattutto in questo periodo di crisi va giù male». Gli abitanti denunciano la situazione e le numerose segnalazioni arrivano anche all'orecchio del sindaco. «Stiamo affrontando la questione», risponde deciso il primo cittadino. «Ma non è facile - continua Alberto Ferrini - perché il primo problema da risolvere riguarda il controllo. L'obiettivo è quello di catturare i cani ma non sappiamo insomma se sono randagi oppure censiti e riconosciuti». Se in effetti fossero cani da pastore, al seguito delle greggi di pecore che pascolano nella zona, cambierebbero i meccanismi. In primis fioccherebbero le multe, poi il controllo dell'Asl. «Occhi ai furbetti», avverte allora il sindaco mentre assicura sui sopralluoghi e le perlustrazioni in atto. «Questo problema - conclude Ferrini - ci sprona anche a portarne a compimento un altro: la realizzazione di un canile zonale, insieme ai Comuni della Valdicecina».

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