Il Tirreno

Pontedera

Più di 30 anni dietro al bancone il "pioniere" dell'elettronica si racconta in un libro-diario

Giampiero Aringhieri il negoziante di Castelfranco che ha scritto il libro-diario sulla sua attività
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Giampiero Aringhieri il negoziante di Castelfranco che ha scritto il libro-diario sulla sua attività

Giampiero Aringhieri e la sua attività in "Quei clienti che..." protagonisti delle memorie di uno dei più noti negozi del comprensorio

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 CASTELFRANCO. Grazie al cielo i nostri anni Settanta non furono solo di piombo, ma anche di rame, stagno, plastica e altri materiali fondamentali per la "elettronica di consumo", che proprio in quel periodo viveva un boom. Nelle case, nei bar, nei negozi, nelle auto, tutto un proliferare di radioline, stereo estraibili, registratori, mangiadischi e mangiacassette, televisori prima manuali in bianco e nero e poi a colori, ovviamente forniti di telecomando e magari - magia delle magie - di videoregistratore.  Nel bel mezzo di quell'epopea che assistette all'arrivo del forno a microonde come fosse un secondo sbarco sulla Luna, personaggi come Giampiero Aringhieri erano assolutamente indispensabili, imprescindibili, e non è un caso se dalle sue memorie di negoziante di articoli elettronici è nato un libro.  Si intitola "Quei clienti che... Diario di un commerciante", l'ha appena pubblicato la casa editrice empolese Ibiskos-Ulivieri e la scorsa domenica, all'Orto di San Matteo di Castelfranco di Sotto, l'autore (appunto castelfranchese, classe 1945, grande passione per la musica oltre che per la scrittura) l'ha presentato a un folto pubblico affiancato non solo dall'editore Alessandra Ulivieri e dall'amico scrittore Sauro Benvenuti (anche lui autore della scuderia Ibiskos), ma anche dal sindaco di Castelfranco Umberto Marvogli, dal vicesindaco Gabriele Toti e dall'assessore Antonio Bertoncini.  E forse "memorie di un negoziante" è dire troppo poco, forse "diario di un commerciante" non rende fino in fondo giustizia al ruolo di chi, da dietro un bancone, in anni resi così caldi da valvole e transistor, correva in soccorso di gente disperata per l'improvviso decesso del fido elettrodomestico, di casalinghe in fiamme che, in attesa di "Dallas", venivano a implorare aiuto per conto di un piccolo schermo rabbuiatosi di botto, di esuberanti adolescenti momentaneamente in gramaglie per via del fatto che il nastro della più ascoltata musicassetta era stato appena risucchiato dagli ingranaggi di un crudele impianto hi-fi, col rischio di rimanerne per sempre storpiato. «Quando c'era un problema, Giampiero lo risolveva», ricorda con struggenti afflati nostalgici un amico castelfranchese, «se la soluzione non c'era, la inventava. Se un pezzo di ricambio o una pila particolare o un qualsiasi aggeggio introvabile nessuno ce l'aveva, potevi star tranquillo che ce l'aveva lui. Per noi il suo negozio è stata sempre una certezza, un punto di riferimento. Il libro non l'ho ancora letto, ma secondo me è questo lo spirito».  Ecco, con "punto di riferimento" dovremmo essere nella giusta direzione. Con i suoi trent'anni e passa di attività (aprì nel '79), accogliente e caldo come la più invitante presa multipla, il negozio di elettronica "Aringhieri" è diventato per i castelfranchesi un epicentro non solo commerciale, ma emozionale. La rassicurante certezza dell'esercizio "a misura d'uomo", del gestore ancora disposto all'ascolto, a venirti incontro con gentili parole in grado di nobilitare l'idea di "assistenza". «Prova a vedere se uno di questi commessi dei megastore ti prestano orecchio come fa Giampiero», dice un altro suo amico compaesano. «E del resto, qui in centro, di esercizi storici c'è rimasto praticamente solo lui», sottolinea con un velo di malinconia, «gli altri hanno chiuso i battenti da tempo».  Uno spaccato di vita di provincia, quindi. Un incasellarsi di episodi a volte comicissimi a volte amari, di aneddoti buffi, teneri, surreali, spiazzanti, provenienti dalla quotidiana esperienza di chi ha saputo coniugare in maniera reale, tangibile, il concetto di "alta fedeltà" con l'arte dello stare "a contatto col pubblico".  «Io il pallino dell'elettronica ce l'ho sempre avuto, e piano piano l'ho trasformato in mestiere. In tutti questi anni ne ho viste e sentite di cose, da dietro il banco. Le più carine, le più degne di nota, ho deciso di metterle su pagina. Non mancano ricordi amari, ma nel complesso la materia è buffa o anche buffissima: in negozio ne sono successe di tutti i colori, non vi anticipo nulla per non sciupare la sorpresa».

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di Redazione web