Il dolore
Piaggio, primi a scendere in piazza
Andreas Quirici
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Unimmagine del corteo dei dipendenti Piaggio in centro Tute blu in corteo: sit in alla stazione e sulla Tosco Romagnola
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PONTEDERA. Il primo sciopero contro la manovra del governo Monti non poteva essere che dei piaggisti. Una decisione presa al volo ieri mattina, con gli operai a chiedere di uscire, la Rsu pronta a srotolare gli striscioni e le segreterie provinciali dei metalmeccanici ad annuire. Ecco, quindi, che alle 9,30 le tute blu si sono radunate in corteo e hanno varcato i cancelli dello stabilimento fermando la produzione, ma anche la circolazione dei treni, visto che si sono fermate sui binari per 10 minuti sotto lo sguardo dei viaggiatori in attesa. «La nostra è la lotta di tutti» gridava Massimo Cappellini dal megafono, mentre la manifestazione si dirigeva prima sulla piazza della stazione ferroviaria e poi verso il centro, con la polizia intenta a controllare che tutto filasse liscio e la pioggia battente unita a un vento molto fastidioso a rendere i numeri dei partecipanti comunque dignitosi. In 300 hanno sfilato per le strade di Pontedera giungendo all'istituto Pacinotti e provando a coinvolgere gli studenti che li guardavano dalle finestre. «Unitevi a noi, perché questa manovra vi ruba il futuro», gridavano gli operai ai giovani. Qualcuno ha provato ad aprire le porte della scuola per parlare con la direzione scolastica, senza però riuscirci. E allora via verso la Tosco Romagnola per far sentire la propria voce anche agli automobilisti in transito su una delle strade più trafficate della zona. Un corteo fradicio, ma assolutamente deciso a ribadire «l'inizio di una protesta che non finirà certo con il primo sciopero dell'era Monti». Il megafono, intanto, passava di mano in mano: «La manovra colpisce sempre i soliti, lasciando intatto lo stipendio di chi guadagna migliaia di euro al mese». Uno sciopero unitario, vista la presenza anche di Marcello Casati e di Marcello Franchi, segretari provinciali di Uilm-Uil e Fiom-Cgil, ma considerata anche la presenza di alcuni membri della segreteria provinciale della Fim-Cisl. «Questo sciopero ha avuto un buon esito - ha ribadito Cappellini - perché è stato spontaneo e numericamente importante, a dimostrazione della voglia dei lavoratori di protestare e lottare per i loro diritti. Abbiamo deciso di non rimanere troppo fuori dalla fabbrica per evitare d'incidere sulle buste paga e di non sprecare ore per le manifestazione dei prossimi giorni. Perché ci sarà bisogno di tempo per continuare a lottare contro queste decisioni che non fanno altro che impoverire il Paese, specie quello che lavora e produce ricchezza». Ieri mattina, hanno scioperato anche i lavoratori del magazzino del magazzino della Cdc a Gello, con un'adesione dell'85% e quelli del magazzino Piaggio gestito da Ceva di Lugnano, al cui interno ci sono i lavoratori dell'azienda appaltatrice Workservice che hanno concluso il loro turno alle 12 di ieri, perché non hanno lavoro. Anche questi, nei prossimi giorni, metteranno in pratica forme di protesta.
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