Il Tirreno

Pontedera

Lo sfratto sotto l'albero di Natale

Paola Silvi
Una protesta per gli sfratti nel comune di Cascina
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Una protesta per gli sfratti nel comune di Cascina

Il grido disperato di Leopoldo (moglie e tre figli): «Fatemi lavorare»

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 VICOPISANO. Natale in casa, ma non per tutti. Per Leopoldo Benvenuti e la sua famiglia, che rischiano di essere sfrattati il 12 dicembre, le festività potrebbero arrivare in albergo, forse in macchina o magari in una roulotte. «Sono rimasto senza lavoro. Ho 60 anni e nonostante le tante domande alla ricerca di un impiego non mi richiama mai nessuno. Ho una famiglia che non riesco a mantenere e un affitto che non riesco a pagare perché con 300 euro al mese è davvero difficile».  Un dramma della povertà e del disagio sociale, che Leopoldo accetta di raccontare per cercare un aiuto. Il nodo da sciogliere resta il lavoro. Non che questo abitante di Uliveto Terme non sia dia da fare ma è la continuità che manca. «Scarico i camion, lavoro di notte in pasticceria. Sono a disposizione - spiega Benvenuti - per qualsiasi lavoretto, anche a tempo, che mi offrono. Devo ringraziare i miei concittadini che conoscono la situazione e quando possono mi danno una mano, mi regalano i vestiti per la mia bambina. Ma solo trovando un impiego fisso posso risolvere il problema». Leopoldo è rimasto senza stipendio perché la ditta dove lavorava ha chiuso. La sua è una vita in salita, in attesa di un barlume di speranza. «Una volta la gelateria "La pantera rosa" a Marina di Pisa era di mia proprietà e tutto andava bene. Poi mia moglie morì e questa tragedia coincise con il dissesto finanziario». Ma Leopoldo non si è dato per vinto. «Ho gestito per qualche anno - continua - il bar dello Sport in piazza della Vittoria a Uliveto ma, costretto a mettere a norma il locale e non avendo soldi sufficienti, ho chiuso. Ho fatto il giardiniere per la ditta Volpi ed ho partecipato al bando per l'assegnazione delle case popolari». Di fatto però non ha ottenuto un immobile a canone agevolato e l'Isee del sessantenne è pari a 0. «A maggio - aggiunge - è deceduta anche mia madre che con la sua pensione pagava l'affitto. Adesso ho una moglie e 3 figli, rispettivamente di 23 anni, in mobilità, di 8 e di un anno a carico e non so davvero dove sbattere la testa. Mi hanno già tolto l'acqua e il gas».  Leopoldo si tiene stretta l'ultima ancora di salvezza. «L'unica possibilità - ripete - è il Comune: almeno un appoggio per un lavoro. Perché la mia famiglia non la sfascio. Piuttosto vado a vivere in camper». Ma anche dall'amministrazione non arrivano notizie rosee. «Ne abbiamo parlato in giunta - conferma il sindaco Juri Taglioli - e ci siamo impegnati a verificare se possiamo posticipare lo sfratto. Ad oggi però non ci sono risposte. La condizione del signor Benvenuti è critica ma non è la sola. Facciamo quello che possiamo, con buoni pasto e mensa e trasporto gratis per la figlia in età scolare ma non ci sono altre risorse né case libere».

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