Sicurezza
Pubblicità sotto censura comunale
Sono vietati i messaggi lesivi della dignità umana
2 MINUTI DI LETTURA
SAN MINIATO. San Miniato dice "basta" alle affissioni pubblicitarie lesive della dignità umana. È stata infatti approvata, durante l'ultimo consiglio comunale, la modifica al regolamento per l'imposta sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni. Al regolamento è stato aggiunto il comma 1bis con cui l'amministrazione formalizza il ripudio delle pubblicità lesive nei confronti di genere, etnie, culture o credo religioso. Un percorso iniziato già da tempo, quello dell'amministrazione, con l'assessore alle pari opportunità, Giuditta Giunti, che si è spesa per la causa. «Un risultato - dice Giunti -, dopo mesi di iniziative volte alla sensibilizzazione e all'educazione nei confronti di una tematica di primaria importanza». Nel comma 1bis si legge: gli impianti pubblicitari e la pubblicità esposta non devono avere contenuto e immagini rappresentative di violenza fisica o morale, nonché lesive del decoro, offensive delle convinzioni morali, civili e religiose e/o delle appartenenze di genere, culturali, nazionali ed etniche della persona. Ma gli interrogativi sorgono su quali parametri verranno usati per individuare le pubblicità da ritenersi lesive o meno della dignità umana, una valutazione che può apparire piuttosto arbitraria. Giunti spiega che le decisioni verranno prese sulla base di dieci parametri ben specificati. «Abbiamo stilato - continua - una serie di caratteristiche che indicano se una pubblicità può essere ritenuta lesiva o meno della dignità umana. Chi richiede di affiggere pubblicità nel nostro Comune si prenderà la responsabilità di rispettare questi punti nella realizzazione del messaggio pubblicitario. Indubbiamente ci sono alcuni aspetti più controversi di altri, ma voglio ricordare che la nostra non vuol essere una censura che va a spulciare ogni particolare, ma solo un messaggio e una forma di sensibilizzazione per il mondo della pubblicità». Nel dettaglio saranno vietate le immagini cariche di stereotipi, violente, che mostrano rapporti di sottomissione tra uomini e donne, offensive, che tendono a trasmettere un'immagine del corpo come merce, messaggi che propaghino forme estreme di magrezza o volti ad abusare delle menti ancora ingenue di bambini per trasmettere stereotipi o forme di violenza e odio. «Mi dispiace - conclude l'assessore - che in seduta di consiglio nessuno abbia speso un commento per questo traguardo raggiunto, ma l'importante è stato arrivare alla modifica del regolamento». G.R.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google