Proteste
La Valdera fa da sfondo a "Esche vive"
Andrea Lanini
Libreria Roma, Genovesi presenta il suo romanzo
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PONTEDERA. Fabio Genovesi, scrittore, giornalista, critico musicale e cinematografico, non è pisano (è nato, nel 1974, a Forte dei Marmi), ma appartiene a buon diritto a quell'ondata di fresca creatività che sta facendo della "pisanitudine" un poderoso volano dell'italica cultura pop. Genovesi non è pisano, ma la trama del suo ultimo romanzo, "Esche vive", si svolge nella provincia di Pisa, a due passi da Pontedera, in un piccolo (e inventato) agglomerato urbano dal nome parlante: Muglione. «È per questo che ci tenevo a presentarlo qui, a Pontedera», dice lui. «Finalmente è capitata l'occasione». Oggi, alle 18, Fabio e il suo "Esche vive" sono alla Libreria Roma di via della Misericordia. Li introduce Maria Rita Montagnani, coordinatrice dell'incontro. Con loro, tra tutti quei volumi, ci saranno gli spiriti di carta dei tre protagonisti della vicenda, Fiorenzo, Tiziana e Mirko, detto il Campioncino. "Fiorenzo - si legge nella sinossi - vive a Muglione, profonda provincia toscana fatta di disoccupazione e fossi stagnanti, e non lo si può considerare un ragazzo fortunato: oltre al nome che gli hanno affibbiato, dei due genitori gli resta solo il padre, lunatico proprietario del negozio Magic Pesca ma soprattutto allenatore dell'Unione Ciclistica Muglionese, nel cui vivaio si ostina a cercare un grande campione del futuro". «Una storia così non potevo ambientarla in Versilia», ci racconta l'autore. «Avevo bisogno di questi ariosi spazi aperti che le campagne pisane hanno e che, volendo, fanno pensare un po' a quelle sconfinate praterie americane, che so, del Kansas, posti dove è bellissimo perdersi quando si ha voglia di stare un po' da soli. E poi mio zio, col quale sono cresciuto, è di Pontedera, anche se poi si è trasferito al Forte. In queste zone ho studiato, frequentato amici, passato tanto tempo. I ragazzi della mia Muglione studiano a Pontedera, che è il primo centro un po' grandino a portata di autobus. E infatti Fiorenzo, che suona in una band di rockettari, partecipa a un festival musicale che fa tappa nei licei della città e si chiama "Pontederock"». E il bello è che il nome di Pontedera - assieme a quelli di Cascina, Perignano eccetera - sta per finire nelle migliaia di copie di "Esche vive" che, opportunamente tradotti, stanno per raggiungere il Brasile, Israele, la Francia, la Germania. «I traduttori mi chiamano, mi dicono senti, ma anche Pontedera è un posto inventato? No no, faccio io, Pontedera esiste davvero».
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