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Sei mesi a galleggiare nella crisi

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La congiuntura dell'artigianato, Pacini: «La ripresa è ancora debole»

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L'estero come ciambella. Sono le aziende orientate ad uscire dai confini nazionali a risentire meno della crisi economica. Un orientamento poco diffuso a livello di imprese artigiane, al punto che i segnali di ripresa registrati dall'ufficio studi della Camera di commercio restano circoscritti a un nucleo ristretto di realtà produttive anche nel secondo semestre dell'anno. È quindi ancora un semestre difficile per l'artigianato pisano. L'indagine congiunturale registra il crollo della quota di imprese con investimenti in aumento, contrazioni del fatturato e del numero di aziende. Negative anche le attese per la seconda parte dell'anno. Uno stato di difficoltà che non diverso da quanto registrato su scala toscana. 

«La seppur debole ed incerta ripresa, trainata soltanto dall'export, che già nel 2010 ha cominciato a riaffacciarsi - spiega Pierfrancesco Pacini, presidente della Camera di commercio di Pisa - resta circoscritta ad un nucleo molto ristretto di aziende, lasciando la maggior parte delle piccole imprese artigiane in forte difficoltà».  Pur segnalando un leggero miglioramento rispetto al primo semestre 2010, i primi sei mesi dell'anno registrano una contrazione del fatturato del 5,9%. Tuttavia, è dal versante degli investimenti che la situazione risulta particolarmente critica. 

«Alla base di questa situazione - spiega Pacini - ci sono gli ormai noti limiti strutturali che affliggono la piccola impresa, quali la capacità di innovare e di proporsi sui mercati esteri». Che aggiunge: «La Camera di commercio per parte sua è sempre intervenuta, e continua a intervenire con maggiore intensità, per agevolare le imprese nell'accesso al credito con contributi in conto interessi a sostegno della garanzia e a fondo perduto. La Camera, inoltre, continua ad affiancare le piccole imprese sui temi della formazione, dell'innovazione e dell'internazionalizzazione». 

La quota di imprese con investimenti in corso, tanto in Toscana quanto a Pisa, non supera infatti i 5 punti percentuali: 9 punti al di sotto rispetto allo scorso anno. Anche l'andamento degli addetti artigiani, pur segnando un +3,7%, non è ancora sufficiente a recuperare quanto perso nel corso della fase più acuta della crisi.  Particolarmente negativo, per quanto concerne l'evoluzione del fatturato, l'andamento dell'edilizia -16,2% e dei servizi (-4,6%) mentre nel manifatturiero, grazie al +1,6% del sistema moda, si riaffaccia un segno positivo (+0,1%). L'occupazione artigiana della provincia di Pisa, nonostante il +3,7% del primo semestre 2011, si trova ancora 5,6 punti percentuali al di sotto del livello raggiunto a fine 2007.

A determinare questo risultato contribuiscono tutti i settori, con punte particolarmente elevate nei servizi, mentre più contenuti sono stati gli aumenti registrati nel manifatturiero e nell'edilizia.  Pur restando negative, migliorano le attese per quanto riguarda l'evoluzione del fatturato e degli addetti per la seconda metà del 2011. Il saldo percentuale tra coloro che si aspettano un aumento e coloro che, invece, prevedono una diminuzione di fatturato e occupazione tocca, rispettivamente, i -1,5 e -2,7 punti percentuali.  A completare il quadro sono i dati relativi alla dinamica d'impresa. In provincia di Pisa, tra il 30 giugno 2010 ed il 30 giugno di quest'anno il settore artigiano perde 30 imprese, pari ad una flessione dello 0,3%. Se il manifatturiero registra una contrazione di 66 unità (-2,2%) ed i servizi dello 0,1%, l'edilizia cresce invece di 64 imprese (+1,3%). M.M.

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