Il Tirreno

Pontedera

La maggioranza boccia la richiesta delle opposizioni. Bassini: anche per me serve chiarezza, ma ho fiducia nella giunta

Collettivo o individuale, sarà ricorso

Francesca Suggi
Collettivo o individuale, sarà ricorso

Pasticcio strade, il Comune non revoca le delibere e obbliga i frontisti al Tar

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 VOLTERRA. Indietro non si torna. Neanche davanti a un pasticcio. Ci prova l'assessore Roberto Costa: «non abbiamo declassato alcuna strada». Ma nessuno dei frontisti ci crede. Carta canta. O meglio sono le delibere di giunta che il sindaco non vuole revocare (a colpi di maggioranza boccia la mozione delle 3 opposizioni) a tracciare «un percorso legalmente e politicamente folle» dice Fabio Bernardini.  Un atto che secondo Progetto Originario da una parte costringe centinaia di famiglie a fare ricorso al Tar. «C'è da capire se farlo collettivo o individuale, con un dispendio di soldi non da poco», dicono. E dall'altra obbliga il Comune a difendersi con soldi pubblici. Dopo oltre 2 ore di confronto sulla questione strade declassate questo è lo scenario che emerge da un altro consiglio comunale fiume. L'orario non scoraggia i frontisti. Sono un centinaio alle 9 in sala. Sono parte delle famiglie che abitano in quelle dieci strade vicinali di uso pubblico, declassate a private (niente piu' contributi comunali per la manutenzione, e una chiara volontà politica di "abbandonare" la gestione e il controllo del territorio).  In tutti i modi giunta e tecnici provano a rassicurare i presenti. Il segretario comunale e il comandante dei vigili urbani ci mettono la faccia: «Adesso c'è l'avvio del procedimento come da normativa, ora è tempo delle controdeduzioni. Una sentenza del Tar dice che la materia compete alla giunta». Puntualizza il sindaco: «La responsabilità di dichiarare di uso pubblico strade che per la commissione sono private non ce la prendiamo. Di comune accordo decidiamo che eventuali future delibere passeranno di consiglio». Giunta. Consiglio. Ma se Buselli & co. hanno già deliberato. Il malumore prende voce e piu' volte il vigile "di guardia" riprende il pubblico. Pure l'ingegner Luigi Bianchi interviene per tranquillizzare: «La situazione delle strade vicinali era confusa, la commissione ha ritenuto di fare una ricognizione». Ma quell'avvio del procedimento, una lettera firmata dall'ingegner Bianchi e inviata ai presidenti dei consorzi dopo le delibere di giunta - atti decisori per legge e non propedeutici come sostiene il sindaco -, non convincono. Le persone in sala sono preparatissime. Così i consiglieri di minoranza. «La materia è di pertinenza del consiglio perché riguarda la collettività, il diritto di servitu' dei cittadini a passare da queste vie e la tutela del territorio che in questo modo verrà meno. Chiediamo la revoca delle delibere, lo scioglimento della commissione», puntualizza Rosa Dello Sbarba, Città Aperta. Sulla stessa linea Sonia Guarneri di Po, che spiega perché la commissione tecnico-politica deve sciogliersi. «L'istruttoria per normativa deve essere fatta da tecnici. Nessuno è contrario a una ricognizione del territorio, ma bisogna farlo in modo legittimo. Un iter corretto ha bisogno che queste delibere di giunta siano revocate. Ripartiamo da zero: perché obbligare i cittadini a un ricorso al Tar e costringere il Comune a difendersi con altri soldi pubblici?». Stoccata anche da Danilo Cucini (La Sinistra): «Nel piano regolatore si dice di considerare patrimonio le strade vicinali di uso pubblico e regolamentare gli obblighi di manutenzione del Comune, il sindaco con le sue delibere va contro il piano regolatore».  C'è un boato in sala quando il sindaco riprende alcune parti della lettera inviata dal legale dei frontisti. Dalla sua lettura sembra che l'avvocato apprezzi il lavoro dell'amministratore. Non si trattiene Sonia Guarneri: «E' una lettura disonesta l'avvocato le chiede di adottare una delibera di giunta che revochi le altre». Pure Antonella Bassini del Popolo per Volterra, sembra d'accordo con i colleghi delle minoranze. Una prima volta. «Non accetto quelle delibere di giunta, chiedo che si faccia chiarezza. Però ho fiducia nella giunta e non voterà la mozione delle opposizioni». Questo è il segnale: alla fine è un film già visto. Le mani si alzano, la maggioranza respinge il documento. La gente in sala scuote la testa. «Film già visto, vergogna».

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