Il Tirreno

Pontedera

Cardiologia non si tocca Infermieri e medici contro l'accorpamento

Francesca Suggi   e Andreas Quirici
Posti in piedi nella sala del consiglio di Palazzo dei Priori gremita di gente venuta per assistere alla seduta
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Posti in piedi nella sala del consiglio di Palazzo dei Priori gremita di gente venuta per assistere alla seduta

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 VOLTERRA. Giù le mani da cardiologia. "L'accorpamento del reparto in medicina porterà a una diminuzione della qualità". "E' l'unica struttura salvavita dell'ospedale". Per la prima volta si sfogano e protestano medici e infermieri del reparto: sono loro i veri protagonisti del consiglio fiume cominciato intorno alle 21.30 e finito quasi alle 2. Parlano a viso aperto: davanti a loro da una parte il direttore generale Rocco Damone, esecutore materiale della riorganizzazione ospedaliera che partirà a gennaio. Dall'altra c'è il sindaco di Volterra Marco Buselli che, di fatto, si erge a paladino contro i tagli che verranno, dopo però aver trovato lui stesso, senza alcuna condivisione né con il consiglio comunale, né con i sindacati, l'accordo con la Asl sul Protocollo d'intesa delle politiche della salute in Alta Valdicecina, che traccia le linee generali di quel che sarà. O meglio di "questo smembramento", come lo chiama il primo cittadino.  Il paradosso non passa inosservato. E saranno a fine seduta le minoranze a metterlo in evidenza, così come anche le stesse organizzazioni sindacali che denunciano la mancanza di informazioni da parte sia della Asl che del Comune.  «Da sindaco voglio capire quello che sta succedendo». Introduce così Marco Buselli l'argomento del consiglio aperto, ovvero "Rischio accorpamento cardiologia e soppressione reperibilità pediatrica". «Esempi come il trasloco della weeksurgery che da sperimentale è diventato definitivo e la questione del punto nascita non ci fanno stare tranquilli. Visto che gli spazi ci sono perchè non portarci la pediatria? Questa riorganizzazione a noi sembra uno smembramento. Oltre un certo limite sappiamo bene che l'ospedale diventa anti-economico». L'intervento non sposta il direttore Damone: «Dodici giorni fa abbiamo raggiunto l'accordo politico sulla bozza del protocollo. Adesso partirà il percorso finale verso la firma in Regione. L'aspetto organizzativo e tecnico sarà frutto di un percorso successivo da condividere con i sindacati».  Ma in quella sala del consiglio stipata è il momento che siano gli addetti ai lavori a dire la loro. Non manca il coupe de theatre con la presenza di Emanuele Orsi, il super esperto dai titoli fasulli a cui il sindaco aveva affidato incarichi pubblici. L'imputato, a un anno dallo scandalo che ha investito in Comune, torna a parlare ai suoi "ex amici".  Prende la parola, a nome di tutta la cardiologia Lucia Falorni. Si parla dell'unità operativa: 7 medici, 13 infermieri, 2 oss. Il personale assicura un monitoraggio per 24 ore, assistenza ambulatoriale con diagnostica di I e II livello, ambulatorio distrettuale a Pomarance e Larderello, consulenze cardiologiche. «La cardiologia è l'unica struttura di intensiva in tutto l'ospedale, qui vengono ricoverati i pazienti critici o instabili. Nel periodo da gennaio a settembre 2011 le prestazioni specialistiche escluso il pronto soccorso sono aumentate di oltre 500 rispetto all'anno precedente», ripercorre l'eccellenza. «Sappiamo che è un reparto costoso, ma crediamo che sia proficuo mantenere l'unica struttura salvavita». Una riflessione sulla sicurezza: «Pensiamo che un ospedale senza un'adeguata terapia intensiva perda i requisiti di sicurezza e diventi inaffidabile». E si va nel merito: «Ristrutturare il reparto in due stanze di medicina, significa pregiudicarne l'operatività. Siamo disponibili a confrontarci su proposte alternative». Rincara uno dei medici, Giuseppe Castello: «Oggi a Volterra il cardiologo funge anche da guardia in utic, pronto soccorso, medicina e riabilitazione senza alcun compenso in piu'. L'allarme nasce perché spostandoci le strutture non saranno piu' sufficienti. Andremmo a scadere nella qualità».  Piu' disposto alla mediazione il primario Carlo Giustarini: «Con le barricate non si risolve niente». Prende la parola anche Susanna Calastri, mamma e cittadina: «Uno dei cavalli di battaglia di questa giunta era l'ospedale», dice con rammarico.

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