Il Tirreno

Pontedera

Al Polo l'innovativo computer di Jobs

Andreas Quirici
Il computer rivoluzionario e Mario Mancini
◗
Il computer rivoluzionario e Mario Mancini

Esposto a Navacchio prima di andare al Museo delle scienze

2 MINUTI DI LETTURA





 NAVACCHIO. Chi se ne intende giura che il Nextcube, presentato ieri mattina nella sede della GoWare al Polo tecnologico di Navacchio, sia un computer rivoluzionario. Non si tratta dell'ultimo ritrovato della tecnologia, bensì una pietra miliare della storia dell'informatica. Presentato nel 1990 da Steve Jobs, il fondatore della Apple, il Nextcube era avanti anni luce rispetto ai computer che circolavano a quel tempo e sarà uno dei pezzi forte della mostra al Museo delle scienze naturali di Torino sulle creazioni di Jobs, in programma dal primo dicembre al 26 febbraio.  Il Nextcube è stato presentato ieri mattina da Mario Mancini, attuale responsabile marketing di GoWare, che all'inizio degli anni Novanta lavorava per Thesis, il rivenditore per l'Italia dei computer Next. «Era una macchina rivoluzionaria - racconta - Jobs la progettò quando uscì da Apple. Voleva creare una via di mezzo tra i personal computer esistenti in quei tempi e le potenti work station dei grossi centri di calcolo». I motivi dell'eccezionalità tecnologica di queste macchine sta nell'architettura, basata su un processore principale a cui erano collegati tanti altri processori, ognuno dei quali gestore delle varie funzioni del computer come il video o il dialogo con la stampante. I computer esistenti lavoravano con un unico processore, sovraccaricandosi troppo spesso. E poi l'interfaccia grafico assolutamente intuitivo, tanto da aveve il programma di posta elettronica molto simile a quello che conosciamo noi sui pc attuali. «Jobs aveva immaginato un mondo di computer Next collegati in Rete tra loro - spiega Mancini - solo che eravamo nel 1990 e Internet era ancora in fase di sviluppo. Non era certo quel che conosciamo noi». La commercializzazione, però, non andò bene. I Next, infatti, costavano 12 milioni di lire in Italia e ne furono venduti pochissimi, anche perché si trattava di un sistema troppo evoluto per l'epoca e incompatibile con quel che offriva la tecnologia».  Tim Berners-Lee, il padre del "world wide web", utilizzò proprio queste macchine per il suo lavoro sul "www". Nel 1996 Steve Jobs tornò in Apple, imponendo il gruppo di ricercatori e tecnici di Next a capo dell'azienda della Mela avviando il grande successo che tutti conosciamo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini