Il Tirreno

Pontedera

Tazzine a mandorla Chinatown avanza a due passi dal centro

Tazzine a mandorla Chinatown avanza a due passi dal centro

Non solo ristoranti e negozi di abbigliamento La comunità cinese dietro al bancone di bar storici

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 PONTEDERA. Ni Hào. Ciao. Saluta così Haidan. Da 3 mesi gestisce il bar Ilenia con la famiglia: tutti arrivano dalla Cina del sud. Come i colleghi davanti, sempre in via Primo Maggio. I primi tasselli di una mini-Chinatown tutta pontederese? Pare. C'è il negozio di oggettistica e abbigliamento, ci sono due bar. C'era stata in passato la proposta di una parrucchiera, sempre dagli occhi a mandorla, ma la trattativa è saltata.  Niente a che vedere con il leggendario quartiere a mandorla della Grande Mela. E neppure con la zona di Paolo Sarpi a Milano dove la comunità cinese sta ogni giorno di piu' mettondo radici.  Ma è comunque un inizio, tutto in salsa locale.  «Abitiamo a Prato dove avevamo una fabbrica di confezione e abbiamo deciso di buttarci in questa attività, nuova per noi», racconta Haidan Peng. Che nella città della Piaggio subentra di recente in un locale tutto sommato storico, la pasticceria Luca, rimessa a nuovo. E rivisitata in chiave sushi: un mix di Cina-Giappone grazie a babbo Peng che nel paese del Sol Levante ha imparato a cucinare il pesce crudo. «Tutti i giorni facciamo sushi e la domenica, dalle 18 in poi, organizziamo un aperi-sushi. Purtroppo ancora la gente non ci conosce, ma speriamo di ingranare la marcia», continua la giovane. L'italiano è fluente. E modi sono gentili.  E i prezzi, sul listino, sono leggermente al ribasso rispetto alla media. Un esempio? Per un aperitivo qualunque, dal Negroni al long drink, la spesa è 3 euro. Il bitter passa a 2 euro. Il caffè costa 90 centesimi, come alcuni dei colleghi del centro di Pontedera, là a due passi.  Nel bar davanti, sempre a conduzione made in China, addirittura la tazzina scende a 80 centesimi. E sempre che anche nella zona dell'ospedale stia per aprire un altro bar sempre cinese.  «Eravamo abituati a vedere la comunità cinese dietro a ristoranti e a negozi di abbigliamento e generi vari - commenta GimmI Scatassa presidente della Confcommercio Valdera - E'evidente che si stanno aprendo a nuovi tipi di commercio e il rischio è che sempre più prodotti italiani vadano in mano ad altre etnie. Senza contare che questi nuovi commercianti spesso non hanno alcuna esperienza e si improvvisano».

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