Il Tirreno

Pontedera

IL PRESIDENTE ROSSI

«Se l'imprenditore è in regola ha diritto ad avere l'autorizzazione»

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 FIRENZE. Carte alla mano, il presidente Enrico Rossi ripercorre la vicenda del pirogassificatore in consiglio regionale. Un intervento per dare risposta all'interrogazione alla giunta presentata da Monica Sgherri, capogruppo della Federazione della sinistra-Verdi. Ma anche per ribattere alla mozione firmata dai consiglieri Marco Carraresi e Giuseppe Del Carlo dell'Udc sull'impianto che la Waste Recycling vuol realizzare a Castelfranco.  Il presidente Rossi si sofferma sui pareri del Comune di Castelfranco, che parla di non difformità della zona con l'impianto, di quello dell'Autorità di bacino del fiume Arno, che definisce l'intervento compatibile, e con quello dell'Arpat, secondo la quale il progetto non è da sottoporre a valutazione. Tra i pareri manca quello dei tecnici della Provincia - ricorda Rossi - accennando poi al percorso di carattere partecipativo presentato alla giunta dal Comune di Castelfranco.  «Le assemblee elettive non possono disattendere i pareri tecnici - sostiene il governatore -. Se l'imprenditore è nelle regole ha diritto ad avere l'autorizzazione: rilasciare il permesso è un atto dovuto e non discrezionale. Altra questione è la politica, chiamata a fare leggi e regole». È così che Rossi chiarisce la linea del via libera dato dalla Regione alla costruzione del pirogassificatore.  Un "sì" che ha spazzato d'un sol colpo tutti i "no" espressi da cittadini, associazioni e amministratori locali. L'impasse è stato sciolto d'imperio dalla giunta regionale che ha dato il via libera al progetto, rimettendo alla Conferenza dei servizi provinciale l'autorizzazione. Una via d'uscita alla sindrome Nimby, quella per cui sotto caso propria non si fa niente nel nome della tutela di salute e ambiente. È lo spirito della legge 35/2011 che si propone di tirare fuori dalle secche del dibattito le opere che rappresentano un interesse strategico.  In aula per il gruppo Pd è intervenuto il consigliere Pier Paolo Tognocchi: «l'impianto non è soggetto a pianificazione pubblica» e c'è da correggere la collisione venutasi a creare tra «la cattiva gestione della legge sulla partecipazione e i sacrosanti diritti delle aziende». M.M.

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