Finanza
La direzione regionale prova a spegnere le polemiche dopo la firma del protocollo per S. Romano
Arpat dà i numeri dei controlli
Giacomo Pelfer
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Il direttore dell’Arpat Giovanni BarcaRilievi quindicinali delle emissioni in atmosfera e sugli impianti
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MONTOPOLI. Più di trecento controlli in ventidue mesi. Sono i numeri dell'attività svolta dal dipartimento Arpat di Pisa nei sei Comuni del comprensorio del Cuoio. È quanto rende noto la direzione regionale dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, a distanza di una settimana dalla firma del protocollo per la gestione dell'Arpat locale, con sede a San Romano. Un accordo che continua a far discutere, sottoscritto in gran segreto da Regione, Provincia e Comuni lo scorso martedì, di fronte al timore di proteste e contestazioni. Per molti il protocollo sancirebbe un depotenziamento per il centro di telerilevamento di San Romano, delegando a risorse del territorio un'attività considerata "non obbligatoria", senza prevedere un incremento nella dotazione di personale, con l'intenzione - sostengono i contrari all'accordo - di riequilibrare ruoli e competenze a vantaggio della sede di Pisa, cui sono invece affidate le attività "obbligatorie". La direzione dell'Agenzia prova a tranquillizzare, con numeri e tabelle sull'attività svolta in un territorio considerato "area critica" dalla Regione. Dati che coprono un arco di 22 mesi, da gennaio 2010 a ottobre 2011. Quantità complessive, che rendono impossibile apprezzare l'andamento e la qualità dei controlli con un confronto su più periodi. I numeri sottolineano l'attenzione del dipartimento di Pisa: 341 controlli complessivi, condotti dagli operatori pisani, di cui 90 nei tre depuratori di Santa Croce, Fucecchio e San Romano, 60 per emissioni in atmosfera, 57 su impianti di recupero e trattamento rifiuti, 24 in siti di bonifica, 22 per inquinamento acustico e 20 per impianti di telefonia. A Montopoli, inoltre, è in corso uno studio sui campi elettromagnetici. «Il dipartimento di Pisa - sostiene Arpat - garantirà un livello prestazionale elevato, prevedendo un'intensificazione delle attività per il controllo degli impianti centralizzati (con frequenza quindicinale), delle emissioni in atmosfera (con particolare riguardo alla gestione dei solventi) e per il controllo d'impianti di produzione e trattamento rifiuti». Per il centro di San Romano, definito come "completamento" del dipartimento di Pisa, si contano 132 verifiche sui sensori del telerilevamento, 38 sopralluoghi in azienda, 142 riconoscimenti di maleodoranze in esterno e 16 misurazioni di inquinamento ambientale con mezzo mobile. «Per il servizio locale - fa sapere la direzione Arpat - si prevede nel 2012 l'effettuazione di controlli della qualità dell'aria, mediante laboratorio mobile, per l'identificazione delle cause delle maleodorante a San Romano e in zona Cerri, per poi dedicarsi alla mappatura del territorio in altre postazioni». Per il controllo preventivo delle emissioni (il cosiddetto telerilevamento) si annuncia anche un piano di sopralluoghi stimato in «almeno 2 visite al mese per ogni azienda, per un totale di 35/40 sopralluoghi mensili». Alla base della polemica sul futuro della sede Arpat a San Romano c'è anche un certo antagonismo con il dipartimento di Pisa, accusato, come ha fatto notare anche il nuovo direttore dell'Agenzia Giovanni Barca, di carenze «nella rendicontazione delle attività svolte». «L'intendimento dell'Agenzia - conclude la nota dell'Arpet - è quello di usare queste informazioni in modo integrato con i risultati dei controlli svolti dal dipartimento di Pisa».
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